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Archivio delle NEWS

Data di pubblicazione: 06-12-2017

Cqc per il trasporto di cose e persone: termini e metodo dei rinnovi

Cqc, ovvero Carta di Qualificazione del Conducente.

La conosce bene chi per lavoro deve trasportare merci o persone: dal 2009 è infatti obbligatoria per i trasportatori professionisti.

Ma chi utilizza mezzi pesanti per lavoro sa bene che conseguirla e soprattutto rinnovarla è un percorso difficile, come è giusto che sia per chi ha un tipo di responsabilità del genere verso gli altri.

Per conseguirla, è necessario seguire un corso di formazione iniziale e poi superare un esame presso le autoscuole autorizzate; per mantenerla invece è obbligatorio un corso di formazione periodica da seguire ogni 5 anni.

Un'attenta pianificazione del rinnovo è fondamentale per chi detiene la Cqc; sono infatti previste regole rigide e particolarmente stringenti, sempre subordinate al corso di formazione e aggiornamento cui si faceva riferimento poc'anzi. I tempi previsti per il rinnovo sono molto ampi: è possibile frequentare il corso di aggiornamento a partire dai tre anni e 6 mesi prima della scadenza della Cqc fino a 2 anni dopo la sua scadenza.

I termini e le regole al riguardo sono definite dalla circolare 7787 del 3/4/2014 del Ministero dei Trasporti. Chi ha a che fare con questo tipo di documento per lavoro non ha vita facile: considerato l'obbligo della formazione continua, chi ha la licenza scaduta non può esercitare la propria professione, trovandosi di fatto nell'impossibilità di lavorare. Per loro è necessario sostenere anche un esame prima di tornare in possesso della licenza. 

 

Una nuova circolare datata ottobre 2017 prevede anche la possibilità di sostenere entrambe le prove per la Cqc per il trasporto di cose e quella per il trasporto di persone allo stesso tempo, in modo da avere una licenza cumulativa e ambivalente per entrambe le categorie di trasporto. Per gli autisti dunque sono due i possibili scenari che si vengono a creare: 

 

1) Rinnovare la Cqc in tempo utile entro due anni dalla scadenza

Nel caso in cui si disponga della Cqc per trasporto di cose o persone sarà necessario frequentare il corso relativo alla categoria corrispondente al termine del quale si otterrà una nuova licenza valida per altri 5 anni. In caso invece si sia in possesso di una licenza cumulativa cose/persone sarà sufficiente frequentare solo uno dei due corsi di aggiornamento cose o persone, ed automaticamente si otterrà un prolungamento valido sia per il trasporto di cose che di persone.

 

2) Rinnovo di una Cqc oltre il limite dei due anni dalla scadenza

In questo caso, se l'autista è in possesso di solo una delle qualifiche cose/persone, dopo il corso corrispondente sarà necessario anche sostenere l'esame relativo per poter ricevere il rinnovo di 5 anni. Per chi invece è stato in possesso della Cqc cumulativa cose/persone si dovrà frequentare uno dei due corsi relativi ma sostenere l'esame su entrambe le categorie, affrontando dunque sia la parte comune dell'esame che quella specialistica, superati i quali verrà rilasciato il rinnovo di 5 anni. 
 

Data di pubblicazione: 23-11-2017

Come rinnovare la patente a Torino?

Per rinnovare la patente a Torino è sufficiente recarsi in uno degli studi presenti sul sito rinnovopatenti.it. Vediamo come.
 

La patente si rinnova attraverso un accertamento medico-sanitario da parte di un medico accertatore, inserito in un apposito elenco stilato dal Ministero dei trasporti e visibile sul Portaledellautomobilista.

I medici ccertificatori sono medici:

  • della Polizia di Stato
  • Carabinieri
  • Militari
  • Ferrovie dello Stato
  • Vigili del fuoco
  • Guardia di Finanza.


Il medico certificatore, accerta l'idoneità alla guida poi:

  1. inserisce i dati del titotalre di patente nel portale dell'automobilista previo verifica del  pagamento di 2 bollettini postali (diritti della Motorizzazione c/c 9001 e marca da bollo c/c 4028), i dati del titolare di patente, nel portale dell'automobilista.
  2. Inserisce una foto tessera e la scansione della firma del cliente,  entrambi  in formato digitale jpg  (saranno riportati sulla nuova patente di guida) 
  3. stampa il foglio provvisorio di guida che consente all'utente di guidare in attesa della nuova patente di guida.


Questa autorizzazione non consente di guidare all'estero.

La nuova patente di guida verrà inviata dalla Motorizzazione al domicilio scelto dall'utente in fase di prenotazione,con apposita lettera assicurata a carico del destinatario.Il costo dell'assicurata al momento è di euro 6,86.
 

Come fare
Seleziona dal menù la Regione quindi la città Torino per verificare dove sono i nostri studi, gli orari di ricevimento dei nostri medici ed il costo del rinnovo ( i costi possono variare in funzione dello studio scelto)

Il prezzo che verrà visualizzato comprende tutti i costi previsiti per il rinnovo della patente:

  • parcella del medico
  • imposta di bollo su c/c 4028 (vengono anticipati dal medico)
  • diritti della motorizzazione su c/c 9001 (vengono anticipati dal medico)
  • diritti di prenotazione di rinnovopatenti.it.

    Sono escluse solo le spese della lettera assicurata che vanno pagati all'incaricato delle Poste al momento della consegna del nuovo documento di guida.

E' un sistema rapido ed economico.

Rinnovopatenti è il primo sito nato in Italia per offrire il servizio di rinnovo patente on line. Ed è raggiungibile anche attraverso il quotidiano La Stampa.

Offre il servizio di rinnovo patente, a Torino, Milano, Bologna, Genova, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari, Verona.

 

Data di pubblicazione: 17-11-2017

Comprare un’auto ecologica nel 2018: quali incentivi?

E’ un momento di grande fermento nel mondo della “green economy” e della sostenibilità su strada: Lamborghini ha appena annunciato il concept “Terzo Millennio”, il progetto di una supercar con motore elettrico, mentre Piaggio ha presentato al pubblico due nuovi modelli di vespa, anche questi elettrici; la Volkswagen del post-diesel gate, dal canto suo, ha dichiarato di voler investire circa 200 miliardi di Euro sulla produzione di veicoli elettrici.

La decisione della Volkswagen si pone sulla scia dell’obbligo per i produttori di auto stabilito dall’UE: alle casi produttrici si chiede di avere sul mercato, entro il 2030, una flotta di veicoli che emani il 30% di emissioni di CO2 in meno rispetto ai livelli del 2021.

 

Il tema della mobilità sostenibile sembra interessare sempre di più non solo ai parlamentari di Bruxelles e alle grandi case produttrici, attratte dalle occasioni offerte da un mercato in evoluzione, ma anche al cittadino medio, che si trova a dover affrontare quotidianamente il disagio di vivere in grandi città messe in ginocchio dallo smog (basti pensare all’emergenza ambientale avvertita negli ultimi tempi a Torino e Milano).

Non a caso, un recente sondaggio Doxa ci presenta una situazione favorevole ad una svolta “green” nel comportamento d’acquisto degli automobilisti italiani: indicando la motorizzazione della prossima auto che acquisterebbero, molti degli intervistati hanno di molto ridimensionato i propulsori tradizionali (diesel al 24%, benzina 8% e metano 8%) a favore di soluzioni più in linea con le tendenze ecologiche (ibrido 27% ed elettrico 9%). Un altro sondaggio proposto da UNRAE - Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri - parla di flessione negli acquisti, nei primi dieci mesi del 2017 rispetto al 2016, per il diesel e per la benzina in favore di auto a GPL e ibride.

Queste ricerche ci consegnano dunque un quadro incoraggiante, da cui emerge la figura di un automobilista italiano attento alle dinamiche ambientali e propositivo; tuttavia, lo scenario appena presentato si fa meno roseo nel momento in cui si considerano le condizioni attuali d’acquisto di una vettura “green”: in particolare è da segnalare che, al momento, non esistono incentivi statali all’acquisto di vetture ibride o GPL; un’assenza, questa, pesante, che pone un serio freno ad una svolta concreta nelle abitudini d’acquisto e di guida degli italiani, se consideriamo anche la penuria di colonnine di ricarica per le vetture elettriche nei centri urbani e l’assenza di agevolazioni economiche sull'assicurazione auto, sui pedaggi autostradali e sui parcheggi a pagamento.

 

Detto questo, quali possibilità avremmo se decidessimo di acquistare prossimamente un veicolo ecologico, sfruttando eventuali incentivi? Principalmente, ci si presenterebbero tre possibilità: sfruttare il superammortamento auto o l’esenzione dal bollo per le auto elettriche, o, ancora, rivolgerci direttamente alle case produttrici per godere di eventuali agevolazioni da loro offerte.
 

Il Superammortamento auto

Professionisti, aziende e, più in generale, possessori di partita IVA possono acquistare veicoli elettrici, ibridi, GPL o a metano beneficiando delle agevolazioni fiscali previste dal superammortamento. Il superammortamento è’ una misura, introdotta dalla precedente Legge di Stabilità e riconfermata nel 2017 - ma non prorogata per il 2018 - che prevede la possibilità di dedurre una quota di ammortamento superiore rispetto al valore del bene acquistato. Nel dettaglio, il super ammortamento auto consente di fruire di una maggiorazione del 40% sui costi di acquisizione e di deducibilità fino al 31 dicembre 2017 - o entro il 30 settembre 2018 se è avvenuto il pagamento di acconti in misura pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione. Ad oggi, con il super ammortamento auto, i limiti massimi di rilevanza del costo di acquisizione sono pari a:
 

21.691,188 euro per le auto e autocaravan;

30.987,408 euro per le auto utilizzate da agenti o rappresentanti di commercio;

4.957,99 euro per i motocicli;

2.479,99 euro per i ciclomotori.

 

In ogni caso, a partire dal 2018, per effetto della nuova Legge di Bilancio 2018, non sarà più possibile fruire del super ammortamento auto. 

 

Esenzione bollo per auto elettriche

Un caso ulteriore è quello dell’esenzione dal pagamento del bollo auto di cui può godere chi acquista un veicolo elettrico. Gli acquirenti di autoveicoli, i motocicli e i ciclomotori a due, tre o quattro ruote che presentino un motore elettrico sono esenti dal pagamento del bollo per un periodo di 5 anni a partire dalla data di prima immatricolazione del veicolo. Al termine del periodo di esenzione, va però pagata una tassa automobilistica, la cui entità può variare: essa è pari a 1/4 dell'importo previsto per le auto a benzina, mentre corrisponde alla totalità del bollo nel caso in cui ad essere acquistati siano stati motocicli o ciclomotori.

 

Quale futuro per le auto ecologiche in Italia?

Nonostante l’apparente immobilismo, da parte delle istituzioni, sul fronte delle agevolazioni fiscali per l’acquisto di veicoli ecologici , il 2018 potrebbe essere foriero di alcune novità in merito: a margine della presentazione di GreenItaly 2017, qualche giorno fa, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha affermato: “stiamo ragionando sulla possibilità di incentivare il passaggio all'auto elettrica e a metano soprattutto per famiglie che hanno redditi bassi e macchine vecchie". Non tocca dunque che attendere l’arrivo del nuovo anno per scoprire se queste dichiarazioni troveranno un riscontro concreto; ciò che è certo, è che eventuali incentivi all’acquisto di auto elettriche e a metano verrebbero accolti positivamente da una platea di automobilisti sempre più “green” - almeno in apparenza.

Data di pubblicazione: 15-11-2017

Patente a punti: quasi 20.000 automobilisti circolano a zero punti!

Sono passati poco più di 14 anni da quando fu introdotta la patente a punti, nel lontano 2003. Periodo di tempo in cui gli automobilisti hanno bruciato qualcosa come 122 milioni e mezzo di punti. I dati giungono dal Ministero dei Trasporti, e fotografano una situazione in chiaroscuro per quanto riguarda il comportamento degli italiani alla guida.

Quasi 20.000 infatti gli automobilisti che circolano senza più punti, mentre quasi 99.000 rischiano di terminarli, con un saldo punti compreso tra 9 e 0. All'esaurimento dei punti è obbligatorio ripetere l'esame di teoria e pratica, dato che l'azzeramento causa l'immediata revoca della patente. Al contrario, per i guidatori più virtuosi che non commettono infrazioni è previsto un bonus automatico di due punti ogni due anni che consente di reintegrare automaticamente i punti persi per strada, fino ad un massimo di 30. Ricordiamo inoltre che per i neopatentati le sanzioni in termini di punti vengono raddoppiate.
 
Ecco una breve lista delle infrazioni:
-1 punto
Mancato uso o utilizzo improprio delle luci
Sistemazione dei passeggeri e/o animali e/o oggetti non idonea
-2 punti
Inosservanza della segnaletica stradale o delle segnalazioni degli agenti
Trasporto in sovraccarico o in sovrannumero su autovetture
Sosta in corrispondenza della fermata di autobus e filobus
-3 punti
Inosservanza delle condizioni generali per effettuare un sorpasso
Distanza di sicurezza inadeguata (in caso di collisione con danni lievi)
Non fermarsi all'invito di un agente;
Rifiutarsi di esibire i documenti richiesti o di far ispezionare il veicolo;
Eccesso di velocità superiore a 10 km/h e inferiore a 40 km/h.
-4 punti
Circolare contromano;
Uso errato delle corsie;
Fuggire in caso di incidente con soli danni a cose non così gravi da aver determinato la revisione della patente.
-5 punti
Circolare senza casco o con casco allacciato in maniera inadeguata
Mancato uso delle cinture di sicurezza
Uso di cuffie sonore o abuso di cellulari durante la guida
Mancata precedenza a veicoli di soccorso (autoambulanze, polizia, vigili del fuoco)
Omesso uso di lenti quando prescritte
-6 punti
Mancato rispetto del segnale "STOP", precedenza omessa o del semaforo rosso
Violazioni ai comportamenti previsti ai passaggi a livello
Eccesso di velocità superiore a 40 km/h e inferiore a 60 km/h
-8 punti
Mancato rispetto della distanza di sicurezza che ha causato incidente con gravi danni alle cose
Non dare la precedenza ai pedoni sulle strisce
Invertire la marcia in prossimità o in corrispondenza di incroci, curve e dossi
-10 punti
Gareggiare in velocità con veicoli a motore, con sfide organizzate e non autorizzate
Eccesso di velocità superiore a 60 km/h
Circolare contromano su curve, dossi ed in ogni caso di scarsa visibilità
Effettuare sorpassi pericolosi
Effettuare retromarce su autostrade
Guidare in stato di ebbrezza da alcool, droghe o rifiutare gli accertamenti atti a verificare il proprio tasso alcolemico o il proprio stato psicofisico
Fuggire in caso di incidente con gravi danni ai veicoli e/o alle persone
Forzare posti di blocco
 
Ma quali sono dunque gli automobilisti più virtuosi?
Dai dati del Ministero emerge che siano gli abitanti di Valle D'Aosta e Basilicata, i più indisciplinati invece quelli di Friuli Venezia Giulia e Lombardia. Ragionando in valori assoluti, invece, la maglia nera degli automobilisti che circolano senza punti spetta alla Lombardia (3.991), seguita da Campania (2.195) e Piemonte (1.793). Per quanto riguarda le province, il record di automobilisti a 0 punti si registra in quella di Napoli (1.560), davanti a Milano (1.355) e Roma (1.347).
Data di pubblicazione: 02-11-2017

Non ricordi chi guida? La multa non si paga!

Capita più spesso di quanto si creda. Non appena una multa viene recapitata e subito si inizia a pensare come sia successo: chissà dove, chissà come, chissà quando. Lo sappiamo bene, le contravvenzioni sono vengono sempre recapitate con eccessiva tempestività, dunque la domanda su chi abbia effettivamente commesso l'infrazione è legittima, soprattutto quando un veicolo viene utilizzato da più persone.
 

E' il tema centrale di una storia che parte dalla fine, con una sentenza del Giudice di Pace di Campobasso, che ha applicato l’art. 126 bis, comma 2 del CdS ad un ricorso di un imprenditore contro una contravvenzione recapitata per un'infrazione commessa con una vettura a lui intestata. Il veicolo in questione è parte della flotta aziendale dell'attività riconducibile al ricorrente; veicoli che effettivamente sono nella disponibilità di tutti i dipendenti ed è quindi difficile determinare
effettivamente chi fosse alla guida del veicolo al momento dell'infrazione. In questo caso il ricorso, ben strutturato ed argomentato è stato accolto. In particolare, tutta la difesa dell'imprenditore è stata strutturata intorno a due punti principali:

 

- si tratta di una multa a una macchina facente parte di un parco veicolare aziendale;

- la notifica della multa è giunta dopo un lasso di tempo importante (ma entro i 90 giorni).
 

In questo caso il giudice ha deliberato a favore del multato, sostenendo che: "nulla può rimproverarsi a colui che in buona fede, a distanza di tempo dall’accertamento, non sia in grado di ricordare a chi aveva consentito l’uso della propria autovettura, circostanza di per sé idonea a costituire valida esimente, attesa l’assenza di colpa come requisito dell’illecito amministrativo”.
 

Attenzione però: in seguito alla decisione del giudice è stata annullata solamente la sanzione supplementare prevista nel caso in cui si ometta di indicare chi si trovasse alla guida del veicolo nel momento della violazione del Codice della Strada (una sanzione da 286 a 1142 €) e non la contravvenzione stessa, che va comunque pagata.

Naturalmente il caso in questione fa riferimento ad un veicolo aziendale, a disposizione quindi di molte persone più volte al giorno; niente a che vedere con una normale autovettura per uso domestico e familiare. In questo caso nessuna speranza di ricorrere al precedente in questione, per non aprire le porte ad un far west normativo. La sentenza in esame rimarrà un caso che farà giurisprudenza ma limitata appunto ad una fetta limitata di veicoli e circostanze.
 

Per non vedersi recapitare multe prese quando si è prestata la macchina a qualcun'altro, la soluzione esiste. E' un po' drastica, ma è sufficiente non prestare mai il proprio veicolo ad altri. In particolare le compagnie di assicurazione offrono la possibilità di sottoscrivere la clausola della "guida esclusiva", con la quale si può ottenere una buona riduzione del premio sulla polizza, specie se si è sicuri di essere gli unici a guidare il veicolo. In questo caso però non si potrà prestare l'auto a nessuno, né familiari né amici, pena la mancanza di copertura assicurativa in caso di incidente.

Data di pubblicazione: 26-10-2017

Patente digitale: per ora solo in Inghilterra

Da settembre in Inghilterra è cominciata la sperimentazione della patente digitale.
 

In pratica in fase di controllo degli organi di Polizia, i conducenti Inglesi potranno mostrare il documento di guida sullo smartphone invece del classico documento di plastica.
 

L'ente responsabile dell'emissione del documento, DVLA, ha chiarito al quotidiano britannico The SUN che in questa prima fase si stanno svolgendo dei test di funzionalità e che la patente digitale non rimpiazzerà quella di plastica e potrà essere utilizzata solo da chi avrà registrato il proprio documento di guida sul sito gov.uk
 

Gli utenti inoltre, grazie ad un'apposita app. dovrebbero poter mostrare il documento agli agenti di Polizia anche in assenza di rete internet.

 

Una vera rivoluzione insomma che potrebbe in futuro arrivare anche sulle strade Europee.

 

Data di pubblicazione: 13-10-2017

Cambia la gestione di richiesta patenti di guida

Dal 19 gennaio 2013 è entrata in vigore in tutti gli Stati membri dell’Unione la patente unica europea, in formato card standard per tutti i cittadini con la foto digitale del conducente.

La finalità di tale patente è quella di rendere maggiormente uniformi le informazioni presenti nella licenza di guida, in modo da facilitare la leggibilità della stessa in tutti i Paesi membri, e quella di rendere omogenee anche le condizioni necessarie per il rilascio della patente di guida.

 

Al fine di consentire la complessa gestione del passaggio tra vecchio e nuovo sistema, è stato predisposto dalla Commissione Europea l’applicazione del progetto RESPER (archivio UE patenti).

Resper è un registro elettronico finalizzato allo scambio di informazioni tra le autorità nazionali responsabili del rilascio della licenza di guida, agevolando così la libera circolazione dei cittadini europei, aumentando i controlli della validità dei documenti della patente di guida e agevolando lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni stradali dei singoli conducenti.

 

L’evoluzione nella gestione delle patenti, tuttavia, non si è fermata al 2013 e continua ancora oggi, tanto che l’ing. Alessandro Calchetti, Direttore del centro elaborazione dati della motorizzazione, ha emesso un avviso (Prot. n. 19883 - File avviso n. 22/2017) in cui si comunica che dal 27/09/2017 sono state implementate le applicazioni, e dunque delle modifiche, circa la "gestione richiesta patenti" e “sistema unico prenotazione esame”.
 

Per quanto riguarda il sistema unico prenotazione esame, la circolare ha apportato le seguenti modifiche:
 

  1. Le funzioni del SUPE per l'inserimento degli esiti degli esami di guida o di teoria orale richiederanno agli utenti, che hanno un token assegnato, l'inserimento dell'OTP (one time password) invece del PIN della smart card.
  2. Sarà possibile gestire le sedute di teoria orale per la revisione CQC con le funzioni di generazione seduta, prenotazione dell'esame e acquisizione degli esiti.

 

Riguardo alle implementazioni delle applicazioni inerenti alla gestione richiesta patenti, il testo afferma che:


“1) In caso di richiesta patente per conversione estera e conversione militare sarà possibile utilizzare due nuovi codici annotazione 110 e 111 per l'abilitazione B:


- Selezionando il codice annotazione 110 in corrispondenza della abilitazione B, sarà obbligatorio attivare l'abilitazione AM, mentre non sarà possibile selezionare l'abilitazione A1.


- Selezionando il codice annotazione 111 in corrispondenza della abilitazione B, non sarà possibile selezionare le abilitazioni A1 e AM.


- Al conseguimento per esame delle abilitazioni escluse con i codici 110 e 111, dovranno essere eliminate tali annotazioni in corrispondenza dell'abilitazione B.

 

- Sulla patente i codici 110 e 111 verranno stampati nel retro della patente nella colonna 12 in corrispondenza dell'abilitazione B.
 

2) Per indicare l'abilitazione A valida solo in Italia dovrà essere usata la nuova annotazione 112, che sostituirà il codice validità territoriale "I". Sulla patente saranno stampati nel campo 9 una "A" maiuscola e nel retro della patente alla colonna 12 in corrispondenza dell'abilitazione A il codice 112.

Si precisa che nelle ricerche sulle patenti italiane effettuate dai Paesi europei che utilizzano RESPER, l’abilitazione A con annotazione 112 non verrà visualizzata, poiché tale abilitazione A è valida solo sul territorio italiano.

 

3) Le stampe delle patenti con abilitazione B o superiore riporteranno l'abilitazione AM anche se non espressamente conseguita.

Per le patenti con abilitazione B o superiore già presenti in banca dati senza abilitazione AM, al momento della richiesta di una nuova patente verrà attivata automaticamente anche l'abilitazione AM con le seguenti regole:


- La data di abilitazione della AM sarà uguale alla minore tra le date di abilitazione presenti sulla patente, se tali date sono tutte maggiori o uguali al 19/01/2013.


- La data di abilitazione della AM sarà uguale a 19/01/2013, se tra le date di abilitazione esiste almeno una data antecedente al 19/01/2013.


- Nella richiesta di verifica patente italiana effettuata dai Paesi europei tramite RESPER, se la patente non ha l'abilitazione AM ma almeno l'abilitazione B, la verifica restituirà anche l'abilitazione AM con la data abilitazione calcolata secondo le regole sopra indicate.


4) Gestione del codice 70 sulle patenti emesse per conversione di patente estera:


- nelle patenti emesse per conversione militare non sarà più presente sul rigo 12 il codice 70.


- Sui duplicati, sui rinnovi e sulle riclassificazioni emesse successivamente a una patente ottenuta per conversione estera sarà sempre stampato sul rigo 12 il codice 70 con la sigla dello Stato che ha

rilasciato la patente estera. Il codice 70 e lo Stato estero non saranno più stampati, quando il titolare conseguirà una nuova patente per esame.


5) Verranno attivati i nuovi codici, rappresentati dalle lettere nell'intervallo a - g (da digitare in minuscolo) da utilizzare in combinazione con i codici da 01 a 44:


- a: a sinistra
- b: a destra
- c: mano
- d: piede
- e: nel mezzo
- f: braccio
- g: pollice

Tali codici non saranno riportati nella stampa della patente.


6) Per i codici adattamento 20.07, 40.01, 44.09 e 44.10 sarà possibile inserire il valore numerico relativo alla forza massima in newton del freno o dello sterzo. Il formato del campo sarà di 3 caratteri numerici e due decimali.


7) Per i codici limitazione 62 e 64 (inseribili nei campi delle prescrizioni tecniche) sarà obbligatorio inserire nel campo "limite di stanza" il valore numerico relativo al raggio in km, in cui il conducente può circolare a partire dalla propria abitazione, e/o inserire nel campo "limite velocità" il valore della limitazione della velocità in km/h.


8) Nell'inserimento della richiesta di revisione patente sarà possibile, nei casi in cui è previsto, mettendo una spunta nel campo "esente da riclassificazione", richiedere l'esame di revisione per un'abilitazione diversa dall'abilitazione massima posseduta senza dover riclassificare la patente a seguito di revisione con esito idoneo.


9) Nell'inserimento delle richieste per revisione patente e revisione CQC, deve essere acquisito il codice autoscuola e la data domanda.


10) Nell'inserimento di una richiesta di patente per conseguimento dell'abilitazione B con cambio manuale per un candidato già in possesso di abilitazione AM con il cambio automatico, l'operatore dovrà modificare il tipo di cambio dell'abilitazione AM da automatico a manuale per poter stampare una patente, con il cambio manuale sia per l'abilitazione AM che per l'abilitazione B.”

Data di pubblicazione: 29-09-2017

L’auto elettrica si avvicina ma la rivoluzione è lontana

A cura di Piero Bianco.


E’ una moda, forse anche una necessità: l’auto elettrica si propone sempre più, come prodotto al consumo (ma sono ancora poche quelle in listino) e come concept-car, le seducenti vetrine tecnologiche che annunciano il futuro, magari in abbinamento con la guida autonoma. A che punto siamo?

E’ una tecnologia matura quella delle zero emissioni?
 

Sì, rispondono i costruttori. Lo hanno fatto anche al Salone di Francoforte, annunciando onerosi programmi di elettrificazione (dunque si parla anche di alimentazione ibrida). Matthias Mueller, Ceo del gruppo Volkswagen, ha svelato la “Roadmap e” che prevede 80 nuovi modelli elettrici entro il 2025 e 300 entro il 2030, con un investimento di 20 miliardi più altri 50 per sviluppare batterie adeguate. Dieter Zetsche, capo di Daimler-Mercedes, ha rilanciato spiegando che “l’intera gamma avrà almeno un’alternativa elettrificata entro il 2022 e già due anni prima tutte le Smart saranno solo elettriche”.

La sfida di Bmw è nell’annuncio del Ceo Harald Krueger:
 

“Entro il 2025 le elettriche e le plug-in saranno il 25% delle vetture vendute dal nostro gruppo”.

Non sono soltanto i colossi tedeschi a guidare la crociata. Il pioniere Carlos Ghosn (Renault/Nissan) va predicando da dieci anni la sua filosofia ecologica, anche se è diventato più cauto sui tempi del boom, dandosi “altri 5 anni per una presenza massiccia sul mercato”.
 

E i clienti? Ci credono davvero? Qui bisogna ragionare sui numeri, più che sulle ipotesi. E non sono numeri

trionfali, sebbene si noti una piccola inversione di tendenza. A livello globale, i modelli elettrici venduti lo scorso anno non hanno raggiunto la quota dell’1% (0,86% per l’esattezza), dunque meno di 700 mila su un mercato totale di 84,3 milioni. Gli analisti prevedono che salirà al 2,3% nel 2018 e al 3,4% nel 2020.

Saranno ancora numeri piccoli, non tali di suggerire investimenti faraonici. E l’offerta attuale è molto limitata, diciamo una decina di modelli “reali” comprendendo Tesla e Nissan Leaf che è la più venduta in assoluto.

Inarrivo non c’è molto: nove modelli nei prossimi due anni, compresa la nuova generazione Leaf, l’Ampera-e, l’Audi e-tron Quattro, il Suv Jaguar I-Pace. La grande rivoluzione dell’elettrico, insomma, è ancora lontana.
 

“Soltanto nel 2050 il 70% delle nuove immatricolazioni mondiali saranno a emissioni zero”, stimano i tecnici di Morgan Stanley, quelli che leggono il futuro per interpretarne il business.
 

I problemi sono ancora, essenzialmente, tre. Primo: il costo delle vetture elettriche rispetto a quelle convenzionali. Pochi consumatori sono disposti a tassarsi per salvare il pianeta. Ma una diffusione più ampia potrebbe limitarne il gap. Secondo: il rebus delle batterie, nonostante l’incremento di autonomia (che oggi va da 300 a 600 km, in realtà molti di meno se si presuppone un utilizzo “normale” della vettura).

Servirà una generazione di accumulatori ben più affidabile e non è detto che le riserve di litio siano sufficienti.
 

Terzo: l’inadeguatezza delle stazioni di ricarica, scarse se non inesistenti nel nostro Paese e in molti altri, ad eccezione delle aree virtuose come la California o, in Europa, la Norvegia.

Inoltre parlare di emissioni zero è scorretto, perché l’energia per alimentare le auto “pulite” in qualche modo va prodotta all’origine, e non sempre (quasi mai) lo si può fare con fonti totalmente rinnovabili. Poi bisognerà smaltire quantitativi enormi di batterie, e farlo in modo totalmente ecologico non si annuncia semplice.

Come non sarà facile riconvertire in tutto il mondo le fabbriche e le tecnologie esistenti, per adeguarsi a quelle emergenti e sganciarsi dalla schiavitù del petrolio. Per non parlare degli interessi economici, accise comprese, che la rivoluzione comporterà, diciamo comporterebbe.

Tra gli elementi a favore, che possono spostare l’ago della bilancia, c’è la dichiarata volontà della Cina, quindi del più grande mercato mondiale e della più forte economia, di spingere sull’acceleratore verso questa soluzione. Influiranno anche i preannunciati divieti di accesso in parecchie zone metropolitane per le macchine con motori Diesel (soprattutto) e a benzina: l’elettrico, in città, è un’alternativa già valida.

Il futuro della motorizzazione è lì, a un passo, ma conquistarlo sarà ancora molto faticoso. Ed è una sfida dall’esito incerto.

Data di pubblicazione: 20-09-2017

Salone di Francoforte: la guida autonoma, un affare da 800 miliardi

Dal salone di Francoforte, aperto pochi giorni fa, emerge con chiarezza il trend del futuro della mobilità che punta ormai con decisione sulla componente elettrica in una prima fase, di fatto già avviata, e sulla guida autonoma in un futuro leggermente più lontano.
 

Questi sono ormai i trend di riferimento del settore automotive che porteranno le case automobilistiche a continuare, ed anzi decisamente ad incrementare, gli investimenti già messi in campo per abbracciare queste tecnologie.
 

L'obiettivo è giungere ad una 'passenger economy' in cui tutti saremo passeggeri, con auto che si guidano da sole e un intervento sempre minore da parte dell'uomo nella guida.
 

Mentre c'è ancora da chiarire il quadro normativo che andrà a regolare questa nuova realtà della guida autonoma, si discute infatti sulla responsabilità in caso di incidente: sarà a carico della casa produttrice o dell'utente? E inoltre, come si comporterà la macchina autonoma in caso di incidente?
 

Al netto di questi dibattiti legali, è stato calcolato che entro il 2035 (dunque in poco meno di 20 anni) il giro d'affari legato ai dispositivi a guida autonoma raggiungerà gli 800 miliardi di dollari; una somma sontuosa, destinata ad aumentare esponenzialmente fino al 2050 e valutata addirittura in 7 trilioni di dollari. Se pensiamo infatti a tutto quello che l'automobile rappresenta e a cosa una rivoluzione del genere possa significare per il genere umano è evidente l'impatto che questa tecnologia avrà su di noi e ancor di più sui nostri figli.
 

Le ricadute saranno notevoli sotto molti punti di vista: Google ad esempio ha avviato una nuova mappatura delle strade con le sue auto del servizio Street View equipaggiate delle più moderne telecamere in alta definizione per procedere ad un aggiornamento delle sue mappe e fornirne una versione ancora più moderna e precisa. Le stesse mappe che su cui si baseranno le prossime vetture autonome per la mobilità cittadina e non solo. Ma di tutto questo indotto che andrà a svilupparsi, si verranno a creare anche situazioni curiose; gli analisti di Morgan Stanley ad esempio, hanno calcolato che dalla guida autonoma beneficeranno anche l'industria degli alcoolici e della ristorazione, con un giro d'affari calcolato in quasi 100 miliardi di dollari l'anno...

Data di pubblicazione: 15-09-2017

La guida sotto effetto di stupefacenti

Uno studio condotto dalla Commissione Europea sull’incidentalità stradale in Europa ha evidenziato come l’andamento dei sinistri stradali stia effettivamente diminuendo, ma non ancora abbastanza per raggiungere gli obiettivi prefissati dall’Unione Europea con il suo programma volto a dimezzare i sinistri entro l’anno 2020: il “Road Safety Programme 2011-2020”.

Interessante è il fatto che i dati abbiano evidenziato picchi di mortalità durante i weekend e tali episodi sembrerebbero aumentare considerevolmente nel periodo estivo. Maggiormente interessante è il fatto che i suddetti periodi sembrerebbero caratterizzati anche da un incremento di uso di alcool e di sostante stupefacenti. Esisterebbe, dunque, una forte correlazione tra l’aumento delle assunzioni di alcool e droga e l’aumento di sinistri stradali durante i weekend.

 

Al fine di correggere i comportamenti degli automobilisti e rendere maggiormente sicura la viabilità su strada, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, appartenente al Ministero dell’Interno, ha emanato il 21 luglio 2017 una direttiva (Prot. n. 300/A/5620/17/144/5/20/3) volta a garantire un’azione immediata e coordinata delle Forze di Polizia per la prevenzione ed il contrasto di guida in stato di ebrezza e sotto l’effetto di stupefacenti, di eccessi di velocità, di obbligo dell’uso delle cinture di sicurezza e del casco protettivo per i motociclisti e di qualsiasi motivo di distrazione per il conducente (uso dello smartphone, ad esempio). Se negli anni passati l’eccesso di velocità e la guida in stato di ebrezza siano state combattute rispettivamente dall’autovelox e l’etilometro, dal giugno 2014 è in corso la sperimentazione di un dispositivo capace di rilevare l’effettivo uso di sostanze stupefacenti da parte degli automobilisti.
 

DI COSA SI TRATTA?

Il drogometro, o Alere DDS2 (termine tecnico-scientifico), è un nuovissimo dispositivo dato in dotazione alle Forze dell’Ordine al fine di contrastare la guida sotto effetto di sostanze stupefacenti. L’apparecchio, in modo analogo all’ormai conosciuto etilometro, permette di rivelare in tempo reale se il conducente di un’autovettura abbia, o meno, assunto una o più sostanze stupefacenti, quali cocaina, anfetamina e derivati, metadone, cannabinoidi, oppiacei ed eroina.
 

IL FUNZIONAMENTO

Il drogometro richiede l’analisi del campione di saliva per rilevare l’effettivo stato alterato delle condizioni psico-fisiche del conducente. Al fine di effettuare il test, c’è bisogno della presenza congiunta della tradizionale pattuglia e del furgone delle Forze di polizia con a bordo un medico e le relative attrezzature sanitarie. Al conducente verrà chiesto di sedersi e di effettuare, tramite il tampone sanitario, il prelievo della propria saliva. Tale tampone verrà immediatamente inserito in un lettore, il drogometro appunto, in grado, mediante una reazione antigene-anticorpo, non solo di segnalare se sia stata assunta una o più sostanze stupefacenti, ma anche di indicarne il tipo. Il drogometro analizza il campione di saliva e fornisce l’esito “positivo” o “negativo” in solo otto minuti.
 

SANZIONI

Qualora l’esito del test risulti positivo, all’automobilista verrà ritirata immediatamente la patente di guida, a scopo preventivo. Il conducente dovrà effettuare altri due prelievi della propria saliva, i quali campioni saranno spediti dalle Forze dell’ordine al Centro di Ricerche di Laboratorio e di Tossicologia Forense di Roma della Polizia di Stato. Nel caso in cui il Laboratorio confermi la positività dell’uso di sostanze, verranno applicati, a scapito del conducente, tutti i provvedimenti previsti dall’art.187 del Codice della strada, il quale legifera che:

Chiunque guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con l'ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l'arresto da sei mesi ad un anno.”
 

Ai provvedimenti del reato penale di cui sopra, bisogna ricordare anche la sanzione amministrativa accessoria concernente il ritiro e la sospensione della patente di guida.

È opportuno sapere che al conducente del mezzo verrà data una spiegazione delle modalità e dello scopo del test antidroga da parte delle Forze di polizia, le quali chiederanno al soggetto di firmare il consenso informato. Il conducente ha la facoltà di rifiutare di eseguire il test, tuttavia, la Polizia verbalizzerà il rifiuto e disporrà il massimo della pena (arresto da sei mesi a un anno di carcere, sanzione economica di euro 6000 e sospensione di minimo un anno della patente di guida). La polizia, inoltre, potrà ordinare lo stesso una visita medica specializzata ad accertare le condizioni psico-fisiche alterate del conducente.
 

La sperimentazione del drogometro è iniziata, su scala nazionale, nel 2014 e la sua efficacia è stata testata, e confermata, dalle prime sezioni che lo avevano in dotazione (Bergamo, Brescia, Verona, Padova, Tieste, Bologna, Roma, Napoli, Salerno, Bari, Lecce, Messina).

Ovviamente, a differenza dell’etilometro, risulta più difficile quantificare l’uso di droga che è stato assunto dal conducente, e la legislazione non è stata ancora del tutto chiara sulla quantità massima tollerabile. Sebbene l’apparecchio sia ancora in fase sperimentale, è stato confermato che esso garantisca una precisione del risultato del 95%. È proprio su tale percentuale che il Ministero dell’Interno ha dato il via al sempre più frequente utilizzo. Tale decisione è stata presa dalle importanti conseguenze risultate dall’applicazione di questo dispositivo; esso, infatti, rimane ad oggi uno dei migliori strumenti deterrenti per coloro che, sconsideratamente, decidono di guidare sotto effetto di droghe. Negli ultimi anni, infatti, le strade sono state rese più sicure e i controlli da parte dell’Arma e la Polizia di Stato sono divenuti molto più severi, incrementando in questo modo la sicurezza stradale.

Data di pubblicazione: 06-09-2017

Revisioni auto: dal 2018 ci sarà il certificato

Nuove regole in arrivo per la revisione dei veicoli. Dal 20 maggio 2018 infatti la normativa relativa a questa componente della gestione dell'automobile cambierà in ottemperanza al decreto del Ministero dei Trasporti 214 del 19/05/2017 che va a recepire la direttiva europea 2014/45/UE che riguarda la revisione tecnica dei veicoli a motore.
 

Attualmente la revisione, come molti di noi già sanno, è prevista a scadenze periodiche quattro anni dopo la prima immatricolazione e successivamente ogni due anni. Il sistema italiano è piuttosto organizzato e in linea con le più recenti regole e direttive, dunque nessun cambiamento radicale interverrà nell'immediato.
 

Verrà però introdotto l'obbligo del certificato di revisione, un nuovo documento che dovrà essere registrato al Centro Elaborazione Dati del Ministero dei Trasporti e che sarà necessario anche per i trasferimenti di proprietà. Tuttavia già vari di questi dati sono trasmessi al CED, e sono infatti consultabili tramite il portale dell'Automobilista tramite il quale dal 2010 è possibile reperire varie informazioni sul veicolo. Fino a questo momento però la comunicazione di questi dati è avvenuta su base volontaria, e non esistendo alcuna sanzione per la mancata comunicazione con le officine autorizzate alle revisioni dei veicoli, la strada per combattere la piaga delle mancate revisioni è stata molto difficile anche per la carenza di personale destinato a queste mansioni.

 

Con il nuovo regolamento però, il certificato di revisione dovrà contenere i seguenti dati:
 

  • numero di identificazione del veicolo (numero VIN o numero di telaio);
  • targa di immatricolazione del veicolo e simbolo dello Stato di immatricolazione;
  • luogo e data del controllo;
  • lettura del contachilometri al momento del controllo;
  • categoria del veicolo;
  • carenze individuate e livello di gravità;
  • risultato del controllo tecnico;
  • data del successivo controllo tecnico o scadenza del certificato attuale, se questa informazione non è fornita con altri mezzi;
  • nome dell'organismo che effettua il controllo e firma o dati identificativi dell'ispettore responsabile del controllo.

 

Inoltre diverrà obbligatorio sottoporre a revisione (e non solo a titolo discrezionale) sottoporre a revisione tutti i veicoli incidentati su cui i periti chiamati alla valutazione dei danni hanno riscontrato gravi danni. Una normativa che punta quindi alla sicurezza di tutti gli utenti della strada, e a fare chiarezza in un settore in cui c'è un buon rispetto delle regole ma poca rigorosità.

Data di pubblicazione: 05-09-2017

Rinnovo della patente: cosa devo fare? Chi rinnova la patente?

Come si rinnova la patente?

Per rinnovare la patente bisogna fare una visita medica da un ufficiale sanitario


Chi rinnova la patente?
La patente viene rinnovata da un medico abilitato ai sensi dell'articolo 119 del c.d.s.

 

Sono medici Militari, della Polizia di Stato, Carabinieri , Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Ferrovie dello Stato e sono inseriti nell'elenco dei medici accertatori riconosciuti dalla Motorizzazione civile.L'elenco è pubblico e  consultabile sul portale dell'automobilista.

Quando posso rinnovare la patente?

Per rinnovare la patente devono mancare meno di 4 mesi alla data di scadenza indicata sul documento e non devono essere passati più di 3 anni. Se sono passatipiù di 3 anni la Motorizzazione richiede di sottoprsi agli esami di revisione.


Posso circolare dopo aver fatto la visita e sono in attesa della nuova patente?

Dopo aver effettuato la visita il medico comunicherà alla Motorizzazione l'esito positivo dell'accertamento ed in tempo reale stamperà il "documento sostitutivo alla guida" che autorizza a guidare, anche se la patente è scaduta, su tutto il territorio nazionale.

Il documento sostitutivo NON AUTORIZZA a guidare all'estero

 

Chi invia la nuova patente?

Verificata la certificazione inviata telematicamente dal medico, la validità della patente viene confermata dal Dipartimento dei Trasporti terrestri che invierà la nuova patente di guida al domicilio del richiedente attraverso una lettera assicurata.

Il costo dell'assicurata, a carico del destinatario, è di euro 6,86 e va pagata al postino al momento della consegna del nuovo documento di guida. La patente può essere recapitata presso un domicilio diverso  da quello di residenza ma NON ALL'ESTERO

 

Quando scade la patente?

 

La scadenza della patente è riportata sul documento di guida al punto 4b
In generale  le patenti A e B la patente vanno rinnovate:

 

· ogni 10 anni per chi non ha ancora compiuto 50 anni

 

· ogni 5 anni per chi ha un'età compresa tra i 50 ed i 70 anni

 

· ogni 3 anni per chi ha un età compresa tra i 70 e gli 80 anni

 

· ogni 2 anni per chi ha più di 80 anni

 

Dopo il primo rinnovo dall'entrata in vigore del decreto che stabilisce "la regola del compleanno" (1 Gennaio 2104), sulla patente verrà riportata la data di scadenza coincidente con la data del proprio compleanno.

 

Patente nuova - Non esistono più gli adesivi

 

Con le nuove procedure ogni volta che si rinnova la patente viene stampato un nuovo documento di guida. Questo è il motivo per cui viene richiesta una foto tessera (o la scansione di una foto in formato jpg) e la scansione della firma (che può essere fatta davanti al medico accertatore).

 

Non ci sono più i tagliandi adesivi da incollare sulla vecchia patente perchè non ritenuti più idonei dalle Istituzioni Europee.

 

Quanto costa rinnovare la patente?

I costi che si devono affrontare per rinnovare la patente sono:
 

  • costo della visita medica (varia dal medico e si va dai 20 ai 50 euro)
  • costo del versamento su c/c 9001 intestato al ministero dei Trasporti di 10,20 € 
  • costo del versamento su c/c 4028  (la vecchia marca da bollo) di 16 €
  • costo del servizio dell'autoscuola  o del sito rinnovopatenti 

 

 

 

 

 

 

Data di pubblicazione: 05-09-2017

Guida autonoma? automobilisti ancora non del tutto convinti

La tecnologia nel settore automobilistico procede a passi da gigante. Il futuro ormai va in due chiare direzioni: l’ibrido e la guida autonoma. Per quanto trend paralleli e inarrestabili, è proprio riguardo all’automazione che l’innovazione propone continuamente novità, sviluppi, aggiornamenti.
 

Si tratta di una rivoluzione annunciata, che si prepara ad investire il mondo dell’auto pesantemente già dai prossimi anni. Lo dimostrano gli investimenti miliardari che le aziende automobilistiche stanno portando avanti, ma anche attori all’apparenza lontani da questo mondo come Google, che sta a sua volta mobilitando cifre importanti per sviluppo di tencologie e software dedicati.
 

Al netto della tecnologia comunque, sarà sempre un essere umano a doversi accomodare dentro l’automobile, e l’idea di affidarsi totalmente alla tecnologia senza poter intervenire nella guida non piace poi granchè. Un sondaggio Gartner condotto in Germania e negli Stati Uniti su 1.500 automobilisti rivela infatti che il 55% di loro non si affiderebbe volentieri nelle mani di una vettura con guida completamente autonoma.
 

Il piacere della guida e la sensazione di controllo diretto sul mezzo sono sensazioni cui l’automobilista medio difficilmente rinuncerebbe, ed è per questo che il 70% degli intervistati si dichiare invece favorevole a sistemi che possano accompagnare e assistere nella guida come tecnologie già esistenti quali il cruise control, il lane assist o la frenata automatica in caso di ostacoli improvvisti per citarne alcuni.
 

Dubbi e perplessità dunque rimangono, ma non c’è da stupirsi. E’ normale che una tecnologia nuova, e così innovativa abbia bisogno di tempo per essere recepita e traslata in una quotidianità che per troppo tempo è rimasta immobile e legata agli stessi capisaldi di un tempo.
 

La dichiarazione di Mike Ramsey, direttore dello studio Gartner responsabile del sondaggio, dichiara consapevolmente che “la gente rimane spaventata dal fatto di salire su un veicolo di cui non ha controllo”. Un timore legittimo, per superare il quale test e prove si faranno sempre più minuziosi e mirati per perfezionare questa tecnologia che, piaccia o no, rappresenterà il futuro.

Data di pubblicazione: 04-09-2017

Incidenti stradali: quanto incide il colore del veicolo

Nel 2016, la nota società statunitense Axalta Coating Systems ha condotto le ultime indagini sull’indice di gradimento dei colori delle autovetture da parte degli automobilisti, pubblicando il Global Automotive 2016 Colour Popularity Report.

Ciò che ne è risultato è che sia il colore bianco (37% delle preferenze) a dominare il podio per il sesto anno di fila nella classifica su scala globale, seguito dal color nero (con il 18% delle preferenze), il quale però rimane la prima scelta degli europei.

Nel report è stato posizionato al terzo posto, in ex-equo, i colori grigio e argentato (con l’11% delle preferenze). Esiste, dunque, una chiara attrazione per le tinte neutre da parte degli automobilisti di tutto il mondo, alle quali sono seguite i colori rosso, blue, beige e verde.
Ovviamente, ogni area geografica ha la sua preferenza di colore, la quale è spesso sancita dalla moda, dalla cultura locale e/o dalle numerose tradizioni. La scelta della vernice di un’automobile, tuttavia, non deve essere condizionata solo dal gusto personale del conducente o dalla moda del momento, perché dei recenti studi hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione tra i colori delle auto e dell’incidentalità a essi collegati.

 

Non tutti i colori sono ugualmente distinguibili in diverse condizioni di visibilità. Esistono colori che all’occhio umano risultano essere più semplici da percepire e non è un caso, infatti, che i giubbotti catarifrangenti siano di colore rosso, giallo o arancione.

È da questa premessa che è iniziata un’indagine, da parte della Monash University di Melbourne, sull’esistenza, o meno, di un tipo di tinteggiatura della carrozzeria più visibile all’occhio umano e, dunque, più sicuro su strada. Lo studio del 2007, “An investigation into the relationship between vehicle colour and crash risk”, ha preso in esame circa 855 mila incidenti avvenuti dal 1987 al 2004 ed ha messo in evidenza il fatto che la sicurezza stradale sia effettivamente collegata alla tinta della carrozzeria della macchina.

Più nello specifico, è stato dimostrato come le vetture dai colori con un indice di visibilità più basso (il nero, il blue, il grigio, il marrone e il verde) sono maggiormente soggette a incidenti stradali. Per contro, si osserva una netta riduzione dei numeri degli incidenti stradali quando le auto sono caratterizzate da colori maggiormente percettibili come il giallo, il rosa, l’azzurro, il rosso e le tinte metallizzate. È interessante sapere che è stato il bianco a risultare il colore più sicuro in assoluto.

 

Bisogna, tuttavia, prestare attenzione al fatto che gli studi che hanno cercato di approfondire questa tematica sono attualmente pochi e che ogni incidente ha una propria particolarità. Dunque, per quanto i dati statistici dicano che ci siano maggiori possibilità di sinistri stradali per i conducenti di auto dalle tinte più scure, è opportuno essere cauti nell’esaminare la correlazione tra sicurezza stradale e colore dell’auto. Infatti, nel caso (estremo) in cui, tutti gli uomini un giorno dovessero decidere di acquistare solo vetture gialle o rosa, la sicurezza su strada non aumenterebbe, anzi il numero degli incidenti stradali molto probabilmente tenderebbe ad incrementare, perché non ci sarebbe più una variazione nelle vernici della carrozzeria delle auto su strada.
 

In conclusione, è la variazione dei colori su strada ad essere un fattore di estrema importanza per la sicurezza stradale, non la differenza di tonalità dei colori stessi. Il problema del colore di un’auto è sicuramente il meno rilevante e influente per causare sinistri stradali. Ciò che bisogna evitare è avere un comportamento immaturo mentre si è alla guida, diminuendo, per esempio, la velocità oraria e aumentando le distanze di sicurezza. Cercare sempre di tenere un alto livello di attenzione mentre si guida un veicolo è la migliore soluzione non solo per evitare di vedersi ritirata la patente di guida, ma soprattutto per aumentare la sicurezza stradale nella comunità.

Data di pubblicazione: 31-08-2017

La Cassazione: prescrizione per le cartelle bollo auto oltre i 3 anni

Una buona notizia per gli automobilisti, di quando in quando, arriva.

Questa volta è la Corte di Cassazione a deliberare in favore dei consumatori riguardo ad uno dei balzelli più odiati, e cioè il bollo auto. In questo caso il riferimento è per le pendenze che riguardano il mancato pagamento della tariffa negli anni passati.

Molti sono infatti gli automobilisti che in maniera più o meno consapevole si sottraggono al pagamento di questa tassa, ma sfuggire alle maglie del fisco, come sappiamo, è sempre più difficile. Le pendenze degli anni passati torneranno infatti a perseguitarci. Giusto dunque mettersi in regola nel caso di infrazione, ma attenzione alle date, perchè la nuova delibera della Cassazione cambia le cose.

 

Con la sentenza 20425/2017 infatti, la Suprema Corte dichiara prescritte le cartelle esattoriali relative al pagamento del bollo più vecchie di tre anni, ribaltando il precedente orientamento che indicava invece in 10 anni il termine per la prescrizione, non applicabile ad atti tributari come il bollo auto.
 

La decorrenza della prescrizione scatta dunque a partire dal primo gennaio dell’anno successivo a quello cui la tassa faceva riferimento.

Quindi per fare un esempio per sanzioni relative all’anno 2014, la prescrizione scatta dal 31 dicembre 2017. Sono quindi illegittime le cartelle ricevute dopo il limite dei tre anni, ed è possibile fare ricorso impugnandole presso le Commissioni Tributarie Provinciali entro 60 giorni dalla notifica, trascorsi i quali si rinnova automaticamente la validità della cartella per altri tre anni fino ad una nuova prescrizione.

Fate attenzione alle date per essere sicuri di non sbagliare; ma come sempre, il consiglio migliore è quello di mettersi in regola il prima possibile per non incappare in sanzioni maggiori.

Data di pubblicazione: 22-08-2017

Incidenti stradali: cosa succede in Europa?

Il problema dell’incidentalità stradale è un tema di rilievo sociale particolarmente sentito nella Comunità Europea. I dati statistici rivelano che esso rappresenta una delle principali cause di morte tra la popolazione. Basti infatti pensare che, solo nell’anno 2009, circa 35 mila persone, l’equivalente di una città di medie dimensioni, hanno perso la vita nelle strade europee. Tuttavia, la sicurezza stradale si rivela essere una tematica sociale dal risvolto economico rilevante, poiché 130 sono i miliardi di euro che ogni anno l’Unione Europea deve stanziare per fare fronte a tutte le conseguenze dirette e indirette collegate ai sinistri stradali.

La Commissione Europea ha adottato nel 2010 il “Road Safety Programme 2011-2020”, un programma ambizioso avente lo scopo di dimezzare il numero di sinistri mortali dal periodo 2011 al 2020. Al fine di raggiungere l’obiettivo, la Commissione è ricorsa ad una serie di importanti iniziative da applicare sia a livello nazionale che a livello europeo. Sette sono gli obiettivi strategici attraverso cui l’Europa tenta di sviluppare il suo piano, focalizzandosi principalmente sul miglioramento delle misure di sicurezza per i veicoli, sulla costruzione di infrastrutture stradali più sicure, sulla promozione della tecnologia più intelligente, sul rafforzamento dell’istruzione e la formazione per gli automobilisti al momento del conseguimento della patente di guida e sullo sviluppo di una strategia di azione riguardante i motociclisti, i quali sono in genere soggetti a lesioni stradali più gravi.

Ø Ad oggi, luglio 2017, il programma si sta rivelando efficace? Il tasso di mortalità su strada sta davvero diminuendo?

È importante sapere che, già nell’anno 2001, la Commissione Europea aveva intrapreso il programma "European transport policy for 2010: time to decide" avente l’ambizioso obiettivo di ridurre drasticamente i decessi stradali tra i Paesi europei.

 

 

Sebbene l’obiettivo di dimezzare i sinistri stradali non sia stato pienamente raggiunto, da come si può evincere dal grafico sovrastante sono stati compiuti notevoli progressi. Infatti, il numero di incidenti in Europa è passato da quota circa 54.900 nel 2001 a quota 31.500 nel 2010. Nonostante il fatto che l’Unione Europea abbia assistito ad una drastica riduzione delle morti su strada, la quota stimata nel 2010 era ancora molto alta, e questo inaccettabile dato ha portato l’UE verso l’ultimo progetto. Stando, infatti, al Road Safety Programme, l’obiettivo per il 2016 era quello di raggiungere quota 24.000, ma il numero di sinistri gravi ha toccato quota 25.500. Un dato incoraggiante se si pensa al periodo di stasi, in cui la quota di decessi su strada era ferma a 26 mila, avvenuto dal 2013 al 2015, ma allo stesso tempo scoraggiante perché vi è stata una riduzione dei sinistri solo del 2%.

Più in particolare, le strade europee hanno subito una diminuzione del 19% totale di incidenti stradali, ma questo dato è ancora insufficiente per poter ottemperare agli obiettivi del progetto.

Dal grafico sottostante si evince che le strade europee più sicure si trovano in Svezia, Gran Bretagna, nei Paesi Bassi, Spagna, Danimarca, Germania e Irlanda. Per contro, le strade più pericolose sono quelle bulgare, rumene, lettoni e polacche. Il nostro Paese invece, perfettamente in linea con la media europea, dal 2010 al 2016, ha visto gli incidenti stradali diminuire del 21%, con una riduzione del 5% solo tra il 2015 e il 2016.

 

Uno studio recente condotto per la Commissione Europea ha cercato di identificare le caratteristiche che le diverse tipologie di incidenti stradali più gravi avrebbero in comune. Ciò che è emerso, e che serve a promuovere la prevenzione su strada, è che i sinistri stradali più gravi avvengono in strade rurali per il 55% dei casi. È emerso inoltre che le aree urbane sono soggette al 37% di incidenti mortali e che “solo” l’8% dei sinistri stradali avviene nelle autostrade. È anche importante sapere che gli infortuni più gravi capitano sulle autovetture, ma se al conto degli incidenti si unissero i numeri di quelli avvenuti tra i pedoni, i ciclisti e i motociclisti, si raggiungerebbe lo stesso ammontare dei sinistri tra automobilisti. Questo è vero soprattutto in Italia, che registra le percentuali di tassi di mortalità di ciclisti e motociclisti decisamente superiore alla media europea. Infatti, uno degli obiettivi principali dell’Italia è proprio quello di rendere più sicure le strade per i motociclisti e di migliorare e sviluppare le strade ciclabili nel Paese.

L’Europa, nonostante sia il continente più sicuro nella circolazione stradale, ha ancora tanta strada da percorrere per raggiungere l’ambizioso obiettivo di dimezzare il numero delle vittime per l’anno 2020. Di certo si dovrà sensibilizzare maggiormente i cittadini europei sul tema e si dovrà migliorare e innovare le strade e le vetture per renderle più sicure e dovrà essere favorita l’applicazione di norme più severe a livello nazionale e sovranazionale.

Data di pubblicazione: 17-08-2017

Smart Repair, ovvero l’opportunità di risparmiare per i piccoli interventi di carrozzeria

Incidenti, riparazioni e carrozzeria.

Sono tre delle parole più detestate ma anche temute dagli automobilisti per i grattacapi che possono provocare, ma soprattutto per i costi che si portano dietro.
I lavori di carrozzeria possono essere dei veri e propri salassi, capaci di trasformare un piccolo incidente in una vera e propria mazzata.

Sappiamo tutti infatti quanto i costi di riparazioni e sostituzioni possano essere spesso anche ingiustificatamente gonfiati, con tariffari e interventi a volte non proprio chiarissimi...Gli alti costi degli interventi e della manodopera non sempre infatti sono garanzia di un lavoro eccellente o di risultati soddisfacenti, e soprattutto possono risentire notevolmente delle differenze geografiche.

 

Per fortuna la tecnologia, che sta facendo passi da gigante proprio in questo genere di lavorazioni ed interventi, è arrivata in soccorso anche in questo settore, sviluppando nuove tecniche e sfruttando nuovi materiali a disposizione come smalti, vernici, ma soprattutto attrezzature e strumentazioni di nuova generazione, che alcune carrozzerie più moderne e tecnologiche stanno iniziando ad applicare. Una realtà piccola ma in espansione, perché è proprio ciò di cui gli automobilisti hanno più bisogno: rapidità e prezzi contenuti.

Questo nuovo approccio alla riparazione del danno viene chiamata Smart Repair; nasce dal tentativo di effettuare interventi conservativi con attenzione ai materiali impiegati attraverso moderni cicli applicativi. Si tratta quasi di una specie di restauro, che cerca di limitare al massimo le aree di intervento e le ore di lavoro dedicate. In pratica meno sostituzioni, meno invasività, meno riverniciatura. Per un lavoro di sostituzione di una portiera per una vettura di fascia C ad esempio si possono abbattere i costi fino al 50 % se l'aerea di intervento è limitata e dunque la sostituzione può essere scongiurata. Impiego di materiali, riverniciatura ed ore di manodopera sono ridotti, perciò nel caso di un paraurti si può arrivare a risparmiare anche più del 60% con un lavoro di recupero invece che con il cambio completo del pezzo.

 

Chi ci guadagna di più quindi con lo Smart Repair? In realtà questo approccio ha il vantaggio di mettere d'accordo un po' tutti. Il cliente può risparmiare e beneficiare di tempi d'intervento più rapidi, ma anche l'artigiano può lavorare di meno ed evitare il fastidio di rivolgersi necessariamente e continuamente a fornitori esterni per una sostituzione forzata dei pezzi. Certo, l’approccio conservativo può essere tentato solo su danni limitati, e riesce a dare il suo meglio se il danno si trova in prossimità del bordo delle lamiere per la facilità di lavorazione con le attuali tecniche metallurgiche, che riescono ad effettuare lavorazioni finora impossibili.

In fondo un cliente che risparmia è soddisfatto, e chi è soddisfatto ritorna sempre. Ecco la vera forza di questo sistema.

Data di pubblicazione: 07-08-2017

Guidare in stato di ebbrezza: ecco le regole di alcuni Paesi

Estate e viaggi, un connubio indissolubile che ogni anno però oltre al riposo e a belle esperienze può regalare ai viaggiatori anche spiacevoli sorprese e ricordi non proprio indimenticabili.

 

In vacanza è facile lasciarsi andare a qualche cena più abbondante del solito e a qualche festa sopra le righe. Come abbiamo già trattato in precedenza, la guida in stato di ebbrezza è una delle cause principali degli incidenti e andrebbe sempre evitata. In più durante le ferie capita di viaggiare per il mondo senza essere magari a conoscenza della normativa locale sul consumo di alcool alla guida.

Come sappiamo la legge non ammette ignoranza, perciò è d'obbligo per il viaggiatore saggio e consapevole conoscere le leggi del paese in cui ci si dirige, e in particolare quelle in vigore per la guida in stato di ebbrezza, complice anche l'utilizzo maggiore che si fa dell'automobile durante le vacanze.

 

Se in Italia il limite, lo sappiamo bene, è quello ormai ben conosciuto dello 0,05% (che scende a zero nel caso di neopatentati), così non è in molti degli altri paesi inclusi i nostri vicini europei. Limiti diversi, e in molti casi molto più stringenti possono cogliere di sorpresa gli automobilisti in viaggio.

 

Vediamo dunque le principali differenze che esistono fra i vari paesi in termini di guida in stato di ebbrezza.

 

ITALIA

Cominciamo naturalmente dall'Italia, in cui il limite consentito è lo 0,05%. Fino a 0,08 la sanzione

va da 500 a 2000 € con sospensione della patente da tre a sei mesi; tra 0,08 e 0,15 è prevista l'aggravante, multa da 800 a 3,200 €, sospensione della patente da 6 a 12 mesi e l'arresto fino a 6 mesi. Sopra 0,15 gr/lt le pene diventano davvero pesanti: multa da 1500 a 6000 €, sospensione della patente da 1 a 2 anni, arresto da 6 a 12 mesi con sequestro e confisca del veicolo. Il tasso di tolleranza è zero per neopatentati e autisti di professione

 

FRANCIA

Anche in Francia il limite è fissato a 0,05%, che scende a solo 0,02% per i neopatentati entro i tre anni e gli autisti di autobus. La pena per l'infrazione è di 135€ e sei punti di decurtazione sulla patente, che può essere sospesa fino a tre anni. Oltre lo 0,08% scatta l'aggravante: la violazione diventa penale e la sospensione della patente è di tre anni. 4500€ la multa ed è previsto l'arresto fino a due anni.

 

SPAGNA

Meta popolarissima per le vacanze, soprattutto in macchina; occhio quindi alle norme. Si applica il limite di 0,05% ridotto a 0,03% nel caso di neopatentati da meno di due anni e autisti di mezzi superiori alle 3,5 tonnellate o con più di nove passeggeri. Superare i limiti è considerata una grave violazione, punita con una multa di 500€. Oltre lo 0,12% si passa nel penale, con l'arresto fino a sei mesi e la sospensione della patente fino a un anno.

 

GRECIA

Anche sulle isole greche dunque occhio ai limiti: 0,05%, 0,02 nel caso di neopatentati da meno di due anni, veicoli a due ruote e autisti di professione; interessante questo dato considerato che spesso le isole si visitano in motorino. Sopra lo 0,11% scatta l'aggravante che prevedere l’arresto fino a due anni e una multa salata calcolata dalla corte. I controlli sono inoltre particolamente frequenti e portati avanti con regolarità anche di giorno ed in particolare nei weekend e durante le vacanze estive.

 

GERMANIA

Al di sotto dei 21 anni la tolleraza è zero, così come per tutti gli autisti di professione. Il limite è 0,05%, che però si abbassa allo 0,03% in caso di altre infrazioni o incidenti. Per i ciclisti invece è previsto un limite di 0,16%, valore piuttosto generoso oltre il quale però vengono applicate le stesse sanzioni previste per gli automobilisti. Le sanzioni partono da 500€ e un mese di sospensione della patente. Oltre lo 0,11% la multa viene decisa dalla corte, e la sospensione della patente sale a sei mesi. Oltre lo 0,16% per riavere la patente bisognerà superare una valutazione psicologica ed un complicato percorso di rieducazione. Esiste poi inoltre un commplicato sistema per evitare la recidività e valutare nel tempo il comportamento dell'automobilista.

 

STATI UNITI

Il limite è fissato a 0,08%, e la polizia ha la massima libertà di effettuare controlli tramite etilometro a sua discrezione. Tuttavia a causa della natura dello stato federale il qudro della norma (e dunque delle sanzioni) risulta frammentato. Due sono le principali accuse che possono venire contestate all'automobilista, ma in ogni caso in tutti gli stati si richiede che passi un periodo di due per ipetere il test e confermare le sanzione, che varia appunto da stato a stato. Nessuna tolleranza inoltre per i minori di 21 anni che non sono autorizzati a consumare alcolici.

 

CANADA

Il limite è dello 0,05%. Per una prima infrazione la sanzione sarà di 1000$ e un anno di sospensione della patente. Le pene aumentano vertiginosamente nel caso di recidiva o di incidenti in cui si registrino morti o feriti. In questo caso le sanzioni sono veramente molto pesanti, quindi pensate sempre bene a quello che fate!

 

AUSTRALIA

L'Australia è un paese molto rigoroso in merito alla guida in stato di ebbrezza. Controlli casuali anche per quanto riguarda l'uso di droghe vengono condotti durante il giorno dalla polizia senza preavviso e con grande solerzia, dunque attenzione! Le leggi variano leggermente da stato a stato, ma il limite rimane comune per tutti a 0,05%, per cui verificate sempre con attenzione le regole dello stato in cui vi trovate.

Data di pubblicazione: 28-07-2017

Assicurazione on line: come scegliere per risparmiare davvero

Tecnologia e innovazione arrivano anche nel campo delle assicurazioni; negli ultimi anni ormai fare l'assicurazione auto online è diventato assolutamente comune. E’ un panorama vasto, in cui internet ha cambiato profondamente l’approccio al sistema dell’assicurazione RCA.

Si tratta davvero di una nuova modalità con cui approcciare il problema dell'assicurazione auto, sempre uno dei più spinosi per gli automobilisti. Si può fare da casa, ed è rapido ed economico. I prezzi sono abbattuti dall’assenza di intermediazione e costi di distribuzione. Le assicurazioni online peraltro vengono classificate come transazioni e-commerce e sono perciò regolamentate secondo le specifiche del mercato virtuale. In questo senso infatti sono molto sicure, e con servizi dedicati come numeri verdi per assistenza e anche app per i nostri smartphone tramite cui gestire gli aspetti più importanti della polizza stessa.

 

Gli aspetti da considerare per la scelta di un’assicurazione online

Come per una polizza tradizionale stipulata in agenzia, è fondamentale richiedere preventivi e confrontare prezzi. Molte delle compagnie assicurative tradizionali e più affermate offrono oggi anche il corrispettivo servizio online; è sufficiente utilizzare uno dei tanti comparatori di prezzi che possiamo trovare su internet per avere subito in mando qualche dato su cui ragionare. Verificando i vari prezzi potremo immediatamente identificare quali sono i principali vantaggi di un’assicurazione online:

· Il prezzo: si noterà subito quanto sia notevolmente più basso: dal 30 al 70%. Il risparmio in termini di mediazione è evidente, ma occorre sempre valutare con attenzione le tariffe e metterle in relazione con quello che offre la polizza e quali sono le nostre effettive esigenze.

· La velocità: la polizza è a portata di mano in pochi clic. Un preventivo è disponibile in pochi secondi, e per compilare il contratto occorre avere a disposizione pochi documenti. Il pagamento potrà avvenire tramite carta di credito (il più rapido), ma anche tramite bonifico bancario o bollettino postale che ci verrà inviato per posta, e a conferma del pagamento riceveremo poi la ricevuta con il tagliando da esporre sul veicolo (anche se ora l’esposizione dello stesso tagliando non è più obbligatoria).

· La comodità: a casa e in pochi clic, senza uscire e girare per vari uffici. Imbattibile, no?

· Semplicità e personalizzazione: il processo è intuitivo, ma soprattutto in pochi clic è possibile aggiungere elementi accessori alla propria polizza per costruirla su misura alle nostre esigenze.

· L’assistenza telematica: questo è un’altra area in cui la tecnologia si inserisce pesantemente; l’assistenza 24 ore anche in caso di incidente con numeri telefonici dedicati e assistenza continua. Inoltre molte compagnie propongono ormai anche app per il nostro smartphone con cui gestire la polizza direttamente e monitorare le richieste di risarcimento, i premi da versare, contattare l’assistenza online e molto altro.

 

Fare una polizza online è sicuro e affidabile

Quello che spaventa ancora molti utenti è l’affidabilità di una polizza stipulata online. Molti infatti sono sì attratti dal prezzo vantaggioso, ma al tempo stesso mantengono diffidenza verso un servizio così importante come quello dell’RCA da stipularsi completamente online senza un contatto con un rappresentante in carne ed ossa della compagnia.

Le compagnie online operano in linea con le normative del commercio online (in ottemperanza alla comunicazione n. 157/1997). Tuttavia, per escludere qualsiasi forma di timore, qui di seguito, elenchiamo gli elementi da controllare per poter comprendere a pieno la serietà e l'affidabilità di una compagnia assicurativa che opera on line. Le valutazioni principali da fare sono le seguenti:

· verificare che la compagnia sia iscritta all'ANIA, l'Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, se non si ritrova tra l'elenco, allora è il caso di diffidare;

· controllare che la compagnia sottostà alle norme dell‘IVASS, L'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, ex ISVAP;

· il valore minimo del massimale, per legge deve ammontare a 6.000.000€;

· assicurarsi che la compagnia abbia già provveduto all'abolizione del tacito rinnovo, oramai imposto per legge.

 

Un segmento del mercato particolarmente florido per le assicurazioni online è quello delle auto d’epoca. Le tariffe particolarmente vantaggiose per questo genere di vetture sono infatti perfette per assicurare vetture che si utilizzano solo per pochi giorni all’anno in occasione di raduni o particolari manifestazioni. Le auto d’epoca peraltro, oltre ed essere esentate dal pagamento del bollo, beneficiano di tariffe ancora più basse se iscritte al registro assicurativo delle auto storiche (l’ASI), e non rientrano nemmeno nel sistema del bonus malus dato che sono classificate all’interno di una classe di merito differente.

Data di pubblicazione: 24-07-2017

Assicurazione auto: come scegliere quella giusta?

 

Tra tutte le incombenze dell’automobilista, l'assicurazione rappresenta certamente un fardello pesante; e la scelta della polizza giusta è una decisione importante perché da essa dipendono le coperture di cui potremo disporre una volta sulla strada e (incrociando le dita perché non succeda) in caso di incidente.

 

Una miriade di offerte diverse ci giungono da giornali, tv e internet; una quantità di informazioni, prezzi e promesse, ma a cosa dobbiamo fare attenzione quando scegliamo una polizza per la nostra auto? Come spesso accade l’inghippo sta nei dettagli, e bisogna dunque leggere e rileggere tutte le pagine del contratto e non farsi catturare solo da una buona offerta e un prezzo allettante. Valutare con attenzione il contratto e il preventivo, ma anche tutte le clausole, la nota informativa e le condizioni dello stesso.
 

In Italia esistono numerose compagnie assicurative cui rivolgersi per l’RCA (più di una ventina), che operano attraverso agenzie dirette e indirette. La liberalizzazione ha permesso la gestione autonoma delle tariffe e permette di costruire su misura la tariffa della nostra assicurazione in base alle nostre esigenze.

 

Personalizzare la propria tariffa

Il calcolo del costo annuo della polizza RCA viene effettuato in base ad una serie di elementi che variano da cliente a cliente. Per questo è necessario richiedere un preventivo personalizzato per valutare caso per caso le caratteristiche di cui abbiamo bisogno. Le caratteristiche che determinao il premio della polizza sono:

  • tipologia dell’automobile (modello, anno di immatricolazione, cilindrata, potenza, ecc);
  • caratteristiche personali del richiedente (ad esempio l’età);
  • il numero di incidenti in cui si è rimasti coinvolti;
  • le estensioni della copertura.

 

Cosa valutare in una polizza

Una qualsiasi ricerca più o meno approfondita produrrà un sacco di preventivi diversi. Parecchi siti web possono farci un rapido calcolo del prezzo della nostra polizza fornendo pochi semplici dati. Cosa dobbiamo controllare dunque in fase di scelta di una nuova assicurazione?
 

Sembra banale, ma confrontare i prezzi non è il primo step che conviene affrontare. Dopo aver richiesto i preventivi ricordatevi di controllare:

  • che il contratto proposto sia conforme a quanto abbiamo effettivamente richiesto;
  • che la tariffa sia stata calcolata in base al nostro livello bonus malus corretto;
  • l’ammontare della franchigia;
  • i vari massimali previsti;
  • le garanzie opzionali;
  • clausole di esclusione o limitative;
  • estensione della copertura a tutto il territorio europeo.
     

Come dicevamo dunque è importante non soffermarsi solo sul prezzo che ci viene proposto, ma anche sulla quantità e qualità dei servizi accessori offerti. Certo un prezzo particolarmente conveniente può essere allettante, ma occorre controllare con particolare attenzione due elementi principali: i massimali e la franchigia. Il primo indica la cifra massima effettivamente pagata dall’assicurazione per coprire danni causati a cose e persone. Generalmente per la responsabilità civile il massimale è per legge piuttosto elevato, ma occorre comunque prestarvi attenzione per evitare spiacevoli sorprese, anche e soprattutto per le coperture accessorie. La franchigia invece indica una cifra (fissa o stabilita in percentuale al valore del danno) che rimane comunque a carico dell’assicurato in ogni caso. Attenzione dunque all’entità di questo valore perché può poi rivelarsi uno spiacevole equivoco in caso di incidente.

 

Le tipologie di polizze

Oltre alla classica RCA obbligatoria per legge e che copre la responsabilità civile dell’autoveicolo, si aggiungono altre tipologie di copertura definite accessorie, che vengono invece calcolate in base al valore del mezzo che vogliamo assicurare. Alcune sono più conosciute, altre meno:

  • furto (che copre i danni materiali e diretti e il furto totale o parziale del mezzo);
  • incendio (copre i danni della vettura, relativi alla combustione con fiamma, fulmine, scoppio, esplosione, caduta aerei, acqua condotta, urto con altri veicoli stradali, sia nel caso in cui l'auto fosse in circolazione, sia che essa fosse parcheggiata; spesso le compagnie creano un'unica polizza, accoppiando il furto e l'incendio obbligando i propri clienti all'acquisto di entrambe le coperture);
  • copertura per guasti accidentali: la cosiddetta Kasco. Può essere a valore intero, con la quale è possibile risarcire qualsiasi danno sul veicolo ad un prezzo chiaramente maggiore; a primo rischio assoluto, con un massimale prestabilito dal contratto indipendentemente dal valore del veicolo; a primo rischio relativo, con un massimale calcolato in base alla percentuale rapportata al valore della vettura; a secondo rischio, simile al contratto di primo rischio relativo con la sola aggiunta di una franchigia; a collisione, detta anche mini-kasko, valida solo per i danni derivati dallo scontro con un altro veicolo;
  • infortuni del conducente;
  • sospensione della patente;
  • agenti atmosferici (copre tutti i danni materiali riportati dal veicolo in caso di bufera, tempesta, grandine, inondazione, alluvione, tromba d'aria, frana, slavina, valanga e uragano);
  • atti vandalici;
  • assistenza completa (in caso di avaria o incidente).
     

Considerando che le coperture accessorie sono calcolate in base al valore del veicolo derivate dalle quotazioni indicate da agenzie o riviste specializzate, è il caso di accertarsi che il valore assicurato sia uguale o al massimo leggermente più alto rispetto al vero valore del veicolo. Il quale peraltro scenderà di anno in anno, e ad ogni rinnovo il il premio dovrà essere ricalcolato; inoltre in molti casi, le polizze accessorie non prevedono un massimale, ma possono inserire un costo di franchigia.

 

Data di pubblicazione: 20-07-2017

Multe: quando e come si possono contestare?


Ad ogni automobilista capita di ricevere multe. Sia al più indisciplinato, quanto al più scrupoloso e prudente sarà successo, di quando in quando, di ricevere tra la posta la temuta busta verde di notifica di una contravvenzione. Ma non tutto è perduto. Se siamo sicuri che la contravvenzione che ci è stata recapitata non sia legittima è possibile fare ricorso secondo modalità specifiche e far valere le nostre ragioni davanti al Giudice di Pace o il Prefetto. Vediamo come.
 

Esistono una serie di casi in cui è possibile fare ricorso contro una multa:
 

·                 Il vizio di forma: la multa riporta dei dati errati (diverso modello di veicolo o targa);

·                 la consegna di due verbali diversi per la stessa infrazione;

·                 la mancata notifica del verbale entro 90 giorni (dalla data dell’infrazione) o 150 giorni se residente all’estero;

·                 nel caso in cui gli apparecchi che rilevano l’infrazione non siano omologati;

·                 verbale incompleto, illeggibile o redatto da un agente esterno al territorio di competenza;

·                 mancanza di segnaletica dell’autovelox;

·                 se la multa è redatta dagli ausiliari del traffico ma non riguarda la sosta o la fermata del mezzo;

·                 una seconda notifica dello stesso verbale anche dopo il pagamento;

·                 notifica al vecchio proprietario dopo aver già effettuato il passaggio di proprietà.
 

Prima di procedere con una contestazione è bene essere sicuri di poterlo vincere questo ricorso. Il primo passo è verificare che il verbale sia completo in ogni sua parte e contenga effettivamente tutti i dati necessari per non incappare in un vizio di forma.
 

·                 Giorno, ora e località della violazione;

·                 generalità e residenza del trasgressore, l’eventuale indicazione del proprietario del veicolo;

·                 gli estremi della patente di guida;

·                 indicazione del tipo di veicolo e della targa;

·                 descrizione del fatto;

·                 la norma violata;

·                 le dichiarazioni del trasgressore;

·                 le modalità per il pagamento in misura ridotta;

·                 la somma da pagare, i termini del pagamento e l’ufficio presso il quale questo può essere effettuato, il numero di conto corrente postale o bancario che può essere usato;

·                 l’indicazione dell’autorità che deciderà l’eventuale ricorso;

·                 l’indicazione del nominativo degli agenti accertatori;

·                 Se prevista, la decurtazione dei punti dalla patente.
 

La contestazione presso il giudice di pace

Il ricorso al giudice di pace va presentato entro 30 giorni dalla notifica della sanzione, ed è disciplinato dall’articolo 204 bis del D.lgs. del 1992. Si tratta di un provvedimento civile, dunque un atto giurisdizionale che ha un costo. Si tratta di 43 euro per importi di sanzioni inferiori ai 1100 €.

Bisogna preparare una domanda di ricordo da presentare alla cancelleria del Giudice di Pace e da inviarsi tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Per preparare la domanda occorrono:

·                 Copia originale del ricorso + quattro fotocopie;

·                 Fotocopia dei documenti che si vogliono sottoporre al Giudice;

·                 Copia del documento d’identità;

·                 Ricevuta del pagamento del contributo unificato dell’imposta di bollo.

Le decisioni che può prendere il Giudice di Pace sono le seguenti:

·                 Giudicare il ricorso inammissibile;

·                 Convalidare la sanzione;

·                 Annullare la multa in toto o in parte;

·                 Rigettare il ricorso e sanzionare il ricorrente al pagamento di una somma variabile compresa tra il minimo e il massimo della sanzione prevista per quell’infrazione.

E’ necessario avere un avvocato nel caso in cui venga rigettato il ricorso e ci si può rivolgere ad un tribunale. Dopo la sentenza il pagamento della sanzione deve comunque essere effettuato entro 30 giorni.
 

Il ricorso al Prefetto

In questo caso è possibile il ricorso entro 60 giorni dalla notifica della sanzione, una procedura disciplinata dall’articolo 203 del D.lgs. del 1992.

Questo tipo di ricorso è gratuito, e richiede l’invio di una lettera in carta semplice tramite raccomandata con ricevuta di ritorno  (o anche con consegna a mano) al Prefetto o al comando di polizia municipale o all’organo accertatore.

È necessario inoltre allegare copia del verbale e il materiale utile a supportare la richiesta (ad esempio le fotografie). Entro 120 giorni dalla ricezione degli atti, il Prefetto può accogliere o rigettare le ragioni del ricorso presentato, ossia può annullare la multa o condannare il ricorrente al pagamento di un importo pari al doppio della multa, spiegando le motivazioni della sua decisione.

In caso il ricorrente ne faccia richiesta, è prevista l’opportunità di ascolto da parte del Prefetto dei soggetti interessati. L’assenza di un’ordinanza da parte del Prefetto entro i termini previsti (120 giorni e 180 se la richiesta è stata presentata alla Polizia Municipale) equivale all’accoglimento del ricorso, secondo la logica del meccanismo di silenzio assenso. Nel caso in cui nell’ordinanza venga rigettato il ricorso e venga emessa un’ingiunzione al pagamento della sanzione, quest’ultima deve essere notificata entro 150 giorni. Il soggetto avrà tempo 30 giorni di tempo per pagare la multa.
 

Il ricorso online

E’ anche possibile presentare una procedura di ricorso online tramite il sito del Ministero della Giustizia messo appositamente a disposizione (https://gdp.giustizia.it/) che con un servizio guidato permette passo passo di compilare la richiesta in maniera guidata.

·                 Prima pagina – Inserire le generalità e tutti i dati personali per le comunicazioni. E’ possibile naturalmente utilizzare il proprio account di posta elettronica certificata.

·                 Seconda pagina – Spiegare l’oggetto il motivo della contestazione. Indicare le ragioni del ricorso (includendo tutti i documenti che possono essere utili al caso come fotografie, perizie, ecc.) cercando di essere sintetici, chiari, e riferirsi a dati oggettivi evitando invece considerazioni personali non attinenti al caso. Inoltre il modulo deve riportare quello che si chiede al giudice, cioè l’annullamento della sanzione e/o la comparizione delle parti (in cui finalmente si chiariranno le proprie ragioni), richiedendo, in caso di rigetto del ricorso, l’applicazione della sanzione minima prevista;

·                 Terza pagina – Indicare i dati della contravvenzione: numero di verbale, ente che l’ha emessa, data della notifica, la violazione commessa,  l’articolo del Codice della Strada violato, la sanzione prevista e l’eventuale decurtazione di punti e sanzione accessoria.

·                 Quarta e quinta pagina – Indicare la chiamata in giudizio per l’autorità che ha emesso la multa (ad esempio il comune di Torino) ed il valore della causa, che corrisponde all’importo della sanzione.
 

Attenzione perchè il procedimento non si conclude con l’invio della pratica tramite internet.

Per finalizzare la contestazione e dunque avviare effettivamente l’iter occorre stampare l’atto compilato, firmarlo e datarlo a penna per poi consegnarlo o spedirlo al Giudice di Pace (in originale più tre copie, una conservatela voi), insieme alla copia della multa e ad altri eventuali documenti che vuoi sottoporre alla visione del giudice.

Data di pubblicazione: 16-07-2017

Incidenti stradali, responsabilità e sanzioni

Gli incidenti stradali sono purtroppo una delle cause più alte di morte. Ogni anno mietono infatti migliaia di vittime.

Con questo articolo vogliamo cercare di chiarire alcuni aspetti legali relativi agli incidenti stradali.

 

INCIDENTE CON SOLI DANNI A COSE

Il Codice della Strada prevede, ove possibile, che i conducenti, ad avvenuto incidente, debbano evitare di essere di intralcio alla circolazione. Dunque, ciò che bisogna fare in questi casi è quello di accostarsi e fornire le proprie generalità, gli estremi delle patenti di guida, veicoli e assicurazioni. Inoltre, è molto conveniente avvalersi del modulo di costatazione amichevole, in quanto rende più rapide le tempistiche del risarcimento danni.

Nel caso in cui non è possibile spostare i veicoli, la prima cosa da fare è quella di segnalare l’incidente agli altri automobilisti, posizionando il segnale di emergenza, e chiamare le autorità, che provvederanno ad inviare i mezzi di soccorso necessari per rimuovere l’intralcio alla circolazione.

 

INCIDENTI CON DANNI A PERSONE

Nel caso in cui nell’incidente vengano coinvolte delle persone bisogna tenere a mente l’articolo 189 del Codice della Strada, il quale legifera sul comportamento in caso di incidente, e più nello specifico afferma che:

“L'utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l'obbligo di fermarsi e di prestare l'assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona.”

Dunque, la prima cosa che il conducente deve fare è quella di prestare immediatamente soccorso. Anche in questo caso, il conducente deve segnalare repentinamente il pericolo agli altri veicoli, così da proteggere il ferito e rendere più sicura la circolazione per gli altri automobilisti. È anche opportuno chiamare le autorità, fornendo le proprie generalità, e, per facilitare la ricostruzione delle dinamiche agli agenti, evitare di modificare le tracce e/o spostare i veicoli coinvolti.

 

SANZIONI PER L’OMISSIONE DI SOCCORSO E FUGA DOPO L’INCIDENTE

Il consiglio principale è quello di non fuggire. L’omissione di soccorso è un reato e il conducente, come detto in precedenza, ha l’obbligo di attendere l’intervento delle forze dell’ordine. Su questo tema si focalizzano i commi 6 e 7 dell’art. 189, che riguardano l’omissione di soccorso e la fuga dopo incidente.

  • Il comma 6, in caso di incidente con danno alle persone, dispone l’irrogazione di una sanzione penale di reclusione da sei mesi a tre anni al conducente che non ha ottemperato all’obbligo di fermarsi. Alla sanzione penale si aggiunge quella amministrativa accessoria, che prevede la sospensione della patente di guida per un periodo compreso tra uno e tre anni.
  • Il comma 7, in caso di incidente con danno alle persone, dispone la sanzione penale di reclusione da uno a tre anni al conducente per mancato soccorso. Anche in questo caso è contemplata la sanzione amministrativa accessoria, che prevede la sospensione della patente di guida per un periodo compreso tra un anno e sei mesi e cinque anni.

 

REATO DI OMICIDIO STRADALE

Dal 25 marzo 2016 il Nuovo Codice della Strada prevede un nuovo reato: quello dell’omicidio stradale. Quest’ultimo ha luogo quando viene provocata la morte di una o più persone a seguito di un sinistro stradale ricollegabile ad una violazione del Codice della Strada.

La nuova normativa (n.41/2016) prevede tre diversi casi di omicidio stradale colposo e ogni caso prevede una sanzione diversa.

  1. Omicidio stradale causato dalla violazione del Codice stradale (già previsto dall’art.589bis del Codice Penale). Questo caso conferma la sanzione della normativa precedente, che contempla una reclusione da due a sette anni.

 

  1. Omicidio stradale causato dalla guida in stato di ebrezza, ovvero con un tasso alcolemico del conducente che ha causato il sinistro compreso tra 0,8 e 1,5 g/l. A questo reato corrisponde una pena di reclusione da cinque a dieci anni.

 

  1. Omicidio stradale causato dalla guida in stato di ebrezza grave, ovvero con un tasso alcolemico maggiore di 1,5 g/l o in stato di alterazione psico-fisica derivante dall’assunzione di sostanze stupefacenti. In questo caso il reato è maggiore così come la sua pena da scontare, che consiste in una reclusione che può andare dagli otto ai dodici anni.

 

OMICIDIO STRADALE: LE CIRCOSTANZE AGGRAVANTI

Vi sono dei casi in cui le sanzioni penali e amministrative, in caso di omicidio stradale, sono aggravate e più in particolare:

  1. L’omicidio stradale è derivato da un conducente sprovvisto di una patente di guida o con quest’ultima sospesa o revocata;
  2. Fuga del conducente. Qualora il conducente si dia alla fuga, la pena aumenta da un terzo a due terzi e non deve essere inferiore ai cinque anni di reclusione;
  3. Omicidio stradale plurimo. Nel caso in cui nel sinistro stradale vengano coinvolte più vittime, la pena prevista può aumentare fino al triplo con un massimo di diciotto anni di reclusione.

 

CONCORSO DI COLPA DELLE VITTIME

Per concorso di colpa della vittima si intende la circostanza in cui la morte di una persona, a seguito di un sinistro stradale, non sia di esclusiva responsabilità dell’azione o omissione del colpevole e rappresenta l’unico caso contemplato dalla norma 589bis in cui la sanzione può essere dimezzata.

Data di pubblicazione: 04-07-2017

Vacanze in auto? meglio controllare gli pneumatici

Quando arrivano le vacanze e ci accingiamo ad affrontate lunghi viaggi con la nostra auto i pneumatici sono il primo elemento che andrebbe controllato per ragioni di sicurezza e di efficienza nella marcia del veicolo. Il 54% degli europei va in vacanza in macchina, e la metà di loro percorre almeno 1000 km affrontando in molti casi il viaggio più lungo dell’anno. Controllare gli pneumatici è una scelta di sicurezza ma anche di buon senso per migliorare comfort i consumi.
 

Controlliamo l’usura

Cominciamo dal battistrada, elemento di contatto tra lo pneumatico e l'asfalto. Deve essere, per legge, di una profondità di almeno 1,6 mm. E’ un valore che deve sempre essere monitorato, perché una gomma usurata  non garantisce la migliore risposta in frenata o su terreno bagnato, ci espone all’aquaplaning e a problemi di slittamento. Per verificare l’usura si può utilizzare un calibro o l’indicatore di usura inserito nel battistrada. Da verificare anche l’usura irregolare che può dipendere da problemi di convergenza, equilibratura, sospensioni, trasmissione o pressione errata. La partenza per le vacanze può essere inoltre l’occasione per procedere all’inversione delle gomme tra anteriori e posteriori.
 

Regoliamo la pressione

Un’indagine della Bridgestone indica che 8 automobilisti su 10 guidano gomme sgonfie, che portano maggiori consumi un un’usura anomala. Per quanto riguarda la pressione delle gomme, questa è indicata sull’etichetta applicata all’interno della nostra portiera e direttamente sullo pneumatico. Si consiglia di controllare la pressione delle gomme una volta al mese e “a freddo”, compresa la ruota di scorta (verifichiamo anche l’attrezzatura per il cambio gomma), e gonfiarle sempre alla pressione indicata. E’ bene aumentarla un po’ se si viaggia con un veicolo particolarmente carico, aggiungendo da 0,2 a 0,5 bar in più.  Una pressione troppo bassa rende la macchina instabile in curva e sul bagnato, la spalla della gomma lavora male e si consuma più rapidamente. Occhio anche all’integrità strutturale degli pneumatici, tagli e lacerazioni sui fianchi non vanno sottovalutati soprattutto se profondi, possono infatti danneggiare la spalla e portare allo scoppio della gomma.
 

Un occhio anche i cerchioni

Attenzione anche allo stato di usura dei cerchioni: ammaccature e deformazioni possono portare vibrazioni sul volante e portare al distacco del pneumatico o ad una perdita di pressione. Fateli controllare e, se necessario sostituire.
 

Evitiamo il caldo eccessivo

Le gomme moderne non temono le temperature dell’asfalto anche se molto alte, ma soffrono se dimenticate per lungo tempo ferme al caldo eccessivo: se lascerete la macchina per un lungo periodo evitate di lasciarla al sole o in zone particolarmente calde e ventilate (come il lungomare) per evitare il prematuro invecchiamento degli pneumatici.
 

Ricordiamoci di cambiare le gomme invernali

E’ fondamentale rispettare il ciclo degli pneumatici fra estivi e invernali; il 10 % degli automobilisti incappa infatti in questa dimenticanza, una scelta che può costare molto cara. In estate le gomme da neve si consumano molto più rapidamente, ma soprattutto allungano i nostri spazi di frenata del 30%. Una questione di sicurezza troppo importante per essere presa sottogamba. Un trend comunque, quello degli  pneumatici invernali che è in crescita, durante l’inverno infatti quasi il 50% degli automobilisti sceglie queste gomme, che in condizioni di asfalto a bassa aderenza garantiscono una buona fetta di sicurezza in più.
 

Le sanzioni

Infine le sanzioni: viaggiare con pneumatici non in regola può costare caro: è prevista una multa di 135 euro e il fermo del veicolo.

Data di pubblicazione: 27-06-2017

Si parte per le vacanze: ripassiamo come va caricato il veicolo

Vacanze e bagagli, norme e consigli per il carico

 
Estate, vacanze, viaggi e lunghi trasferimenti. Per alcuni caricare valigie e bagagli in auto è quasi un'arte, per altri è forse il momento più stressante delle ferie. In ogni caso non dimentichiamoci mai della sicurezza: un carico assicurato male o eccessivo può sovraccaricare il veicolo e costituire un grosso pericolo per la circolazione sia per noi che per gli altri.
 
Quali sono le linee guida per il trasporto di bagagli in auto?

A questo proposito l'articolo di riferimento è il n.164 del codice della strada, secondo cui, è obbligatorio assicurare i bagagli in modo da evitarne la caduta o la dispersione, senza che arrechino alcun disturbo al guidatore limitandone la visione o i movimenti. A questo proposito il codice della strada indica le dimensioni massime che -indipendentemente dal modello- la nostra vettura può raggiungere con carichi sporgenti. Viene definita la sagoma limite e, per legge, non può superare una larghezza massima di 2,55 m esclusi gli specchietti retrovisori, altezza massima di 4 m, lunghezza totale compresi gli organi di traino di 12 m. Oggetti ingombranti comunque non possono sporgere longitudinalmente per più di 3/10 della lunghezza del veicolo, e lateralmente di non oltre 30 cm oltre le luci di posizione. Ricordiamo inoltre che sul libretto di circolazione è sempre indicata la massa complessiva dell'autovettura, superata la quale si può incorrere in sanzioni, ma soprattutto in una minore manovrabilità del mezzo.

 
Come gestire il carico?

Dividere in maniera sapiente il carico sulla nostra macchina è fondamentale per riuscire a trasportare tutto quello che ci occorre in sicurezza. Per questo molti automobilisti scelgono di caricare molti bagagli sul tetto, con le classiche barre portatutto ed i box portapacchi. Scelta assennata, sia per facilitare il fissaggio dei materiali che per migliorare l'aerodinamica del veicolo anche rispetto al vento laterale che si può incontrare lungo la marcia. Attenzione però: anche per il carico sul tetto ci sono dei limiti di peso da non superare (indicati dal produttore del box); inoltre è buona norma disporre i carichi più pesanti in basso per non penalizzare la manovrabilità del veicolo alzando il baricentro; idealmente i materiali più pesanti andrebbero disposti sotto i sedili anteriori, sul fondo del bagagliaio o anche a terra, davanti ai sedili posteriori.
Disporre in maniera adeguata il nostro carico può risultare in una marcia più efficiente, consumi più regolari e maggiore sicurezza.
E occhio alle multe: per carico irregolare del mezzo si rischiano sanzioni da 84 a 335€.
Data di pubblicazione: 19-06-2017

Viaggiare con i nostri animali, ecco come farlo in sicurezza

In estate avvicinandosi alla partenza per le vacanze è impossibile non considerare anche i nostri amici animali come compagni di viaggio. Il codice della strada consente il trasporto di animali domestici in automobile, ed è sempre importante capire come poter correttamente trasportare i nostri amici a quattro zampe per garantire a noi la sicurezza e la serenità di un viaggio tranquillo, e a loro il minimo stress di una situazione poco confortevole. Le multe per il trasporto irregolare dei nostri animali possono essere salate, da 68,50 a 275,10 euro, e può inoltre costare la decurtazione di un punto sulla patente. 

 

Quali le norme da seguire per viaggiare con i nostri amici? 

Il codice della strada all'art. 169 indica la possibilità di trasportare animali purché non costituiscano intralcio alla guida né limitino la visibilità per il conducente. E' consentito infatti il trasporto di un solo animale sui sedili posteriori o nel bagagliaio dell'auto, anche se è consigliabile l'uso delle cinture di sicurezza per animali in vendita nei negozi specializzati. E' possibile inoltre trasportare anche più di un animale domestico ma a patto che sussistano certe circostanze: gli animali devono essere sistemati nelle apposite gabbie e contenitori, e che se ospitati sui sedili posteriori e nel bagagliaio sia regolarmente installata l'apposita rete divisoria. Per il trasporto in gabbia si utilizzano i classici trasportini, di tutti i tipi e misure, che vanno però sempre fissati il più possibile per evitare che possano muoversi durante la marcia, e rovinare il viaggio più confortevole al nostro animale. L'uso del trasportino è peraltro l'unica scelta possibile nel caso di trasporto di un gatto. 

 

Come rendere più piacevole il viaggio per i nostri animali?

E' buona norma peraltro osservare sempre alcuni consigli quando si viaggia in macchina con i nostri animali. Ricordiamoci che per gli amici animali viaggiare è un'attività stressante, e dunque dobbiamo cercare di mettere i nostri animali quanto più possibile a loro agio. E' fondamentale, nei giorni che precedono il viaggio, iniziare ad abituare il cane o gatto a prendere confidenza con il trasportino e a trascorrerci dentro un certo tempo. Portare inoltre sempre con sé i documenti del nostro amico, e tenere a disposizione un po' d'acqua da bere durante il viaggio. E'consigliabile non somministrare cibo prima della partenza, e programmare alcune soste durante il tragitto per sgranchire le gambe e fare una passeggiata, specialmente nel caso in cui l'animale viaggi nel trasportino. Per rendere il viaggio meno stressante possiamo inoltre portare con noi il suo gioco preferito o il cuscino su cui più gli piace dormire in modo che si senta più a casa. 

Il viaggio in auto, soprattutto se molto lungo, è stancante e fastidioso sia per noi che per loro, ma con qualche accorgimento e un pizzico di buon senso può scivolare via senza intoppi, ed è un piccolissimo presso da pagare per godere della compagnia dei nostri amici a quattro zampe anche in vacanza. 

Data di pubblicazione: 08-06-2017

Cambio automatico e stili di guida


 

Nella voce optional all'interno dei cataloghi delle autovetture, spazio sempre maggiore è destinato ai moderni cambi automatici. Ormai ne esistono numerosi modelli con varie caratteristiche che si adattano a diversi utilizzi. Come districarsi dunque nella scelta? La decisione naturalmente è tra le due tipologie classiche, manuale o automatico. Due 'religioni' opposte; il primo che rappresenta la tradizione e quella sensazione di controllo totale sul mezzo, l'altro che garantisce comodità ma anche costi più elevati sebbene con prestazioni al top, almeno nei modelli più recenti. Tecnologia ed elettronica infatti offrono ormai un'ampia gamma di soluzioni e pongono l'automobilista di fronte ad una scelta in cui ci si confronta con sigle incomprensibili per i meno esperti. Proviamo a fare chiarezza su questo tema per orientarci all'acquisto. 

 

La meccanica del cambio 

Rispolveriamo le memorie della scuola guida con qualche nozione. Il cambio trasferisce alle ruote la coppia motrice erogata dal motore. E' un elemento fondamentale perché senza di esso la potenza del propulsore arriverebbe in maniera brusca e incontrollata rendendo impossibile la guida. I rapporti del cambio sono costituiti da ingranaggi che convertono e regolano la quantità di coppia motrice trasferita. Tra il motore e il cambio si colloca la frizione, un disco che permette di interrompere il flusso di coppia per rendere possibile la cambiata. Dal cambio manuale a quello automatico una delle principali differenze è proprio la struttura della frizione. In particolare possiamo individuare quattro tipologie principali di cambio automatico, vediamole brevemente per capire quella che più si adatta alle vostre esigenze. 

 

Cambio automatico a variazione continua 

E' chiamato in gergo CVT (continuous viariable transmission) perché non usa ingranaggi ma pulegge mobili sopra cui si muove la cinghia. Muovendosi lungo la puleggia (costituita da rulli o coni) il diametro della cinghia stessa varia continuamente in base ai giri del motore (da qui il nome), ed è proprio lo scorrimento di quest'ultima che determina in ogni momento il rapporto utilizzato, di fatto infiniti. Proprio per questo motivo permette al motore di funzionare sempre vicino al regime di coppia massima, garantendo quindi un'alta efficienza. Questo si traduce in uno dei vantaggi maggiori: buoni consumi (se rapportati al peso maggiore degli ingranaggi e di tutto il sistema) e il comfort di guida migliore su piazza. 

 

Il cambio automatico a convertitore di coppia

In questo tipo di cambio la coppia è trasferita grazie ad un convertitore idraulico posto fra il motore ed il cambio. Invece di usare degli ingranaggi, questo convertitore sostituisce di fatto la frizione. Il meccanismo, piuttosto complesso, lavora grazie alla differenza di pressione che si viene a creare nell'apposito olio ed è proprio questo delta di potenziale viene usato per cambiare marcia. In origine molto costoso e complicato, oggi l'elettronica ne ha ridotto di molto i costi, il peso e soprattutto il rendimento. 

 

Cambio automatico robotizzato

Il cambio automatico robotizzato è in realtà un semiautomatico. I rapporti sono meccanici, costituiti da ingranaggi come in un classico cambio manuale, ma è robotizzata la selezione e l'innesto delle marce, gestito interamente dall'elettronica, che avviene tramite la leva con il classico +/- oppure con le palette al volante, un obbligo ormai sulle vetture sportive, ma che trovano sempre più spazio anche sulle utilitarie. L'impulso della cambiata, inviato alla centralina del cambio, viene tradotto in un impulso elettronico che automaticamente provvede a ingranare la marcia. E' la scelta per le vetture da competizione perché la cambiata è precisa e rapidissima, ma viene sempre più spesso impiegato anche per le berline e le vetture d'alta gamma con configurazioni stradali più dolci e gentili.  

 

Cambio automatico a doppia frizione

Detto anche DSG (Direct Shift Gearbox) o DCT (Dual Clutch Transmission) a seconda dei costruttori, è di fatto una evoluzione del cambio robotizzato. In questo caso le frizioni sono due: una dedicata alle marce pari ed una alle marce dispari; entrambe collegate ad un proprio albero di trasmissione. Gli alberi sono collegati e ruotano all'unisono, perciò i rapporti sono sempre pronti e ingranati a due per volta. Solo la marcia selezionata però riceve la coppia dal motore, perciò l'innesto della frizione è  gestito completamente dall'elettronica. Anche con questo sistema la velocità di cambiata è velocissima, talmente rapido da superare abbondantemente la velocità un battito di ciglia umano.

 

Quale cambio scegliere dunque?

Difficile, forse impossibile dare una risposta univoca, ma qualche considerazione finale così, per tirare le somme, possiamo provare a farla. 

Il cambio manuale è certo la scelta più classica nonché più economica. In mano ad un pilota esperto esprime e raccogliere tutta la potenza della vettura garantendo la massima libertà di guida. Come molti di noi sanno bene però, non è certo comodo in città o nel traffico quando siamo chiamati ad operare continuamente sul pedale della frizione. 

L'automatico a convertitore di coppia garantisce invece grandissimo comfort e un'esperienza di guida rilassante. Il peso è un limite, ridotto però ultimamente grazie alla tecnologia. Anche il consumo di carburante è contenuto, ma scordatevi una guida sportiva e brillante. 

Velocità e prestazioni invece si sposano benissimo con i cambi robotizzati e a doppia frizione; talmente rapidi che è impossibili per qualunque pilota fare meglio. La possibilità di scegliere la marcia e il momento in cui cambiare è un grosso vantaggio anche in termini di comfort, ed i costi ormai sono scesi enormemente rendendoli assai più accessibili. 

 

A voi la scelta dunque, comfort e risparmio o velocità e prestazioni? 

Data di pubblicazione: 06-06-2017

Sistemi di ritenuta per i bambini: cos'è cambiato?


Viaggiare in auto con un bambino in tutta sicurezza vuol dire utilizzare i sistemi di ritenuta (seggiolini e adattatori) in maniera idonea. L’uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per i bambini è una materia legittimata dall’ Art.172 del Codice della Strada, il quale afferma che:

I bambini di statura inferiore a 1,50 m devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, adeguato al loro peso, di tipo omologato secondo le normative stabilite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, conformemente ai regolamenti della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite o alle equivalenti direttive comunitarie.”
 

Secondo la normativa, i sistemi di ritenuta devono essere utilizzati obbligatoriamente sino al momento in cui il bambino non superi i 38 Kg di peso e, per i più piccoli, con peso inferiore ai 9 Kg, è obbligatorio il seggiolino posto in senso contrario a quello di marcia dell’automobile. È stato accertato che il miglior posto per far viaggiare un bambino è quello posteriore - centrale, perché, in caso di sinistro stradale, riduce la possibilità di eventuali urti laterali potenzialmente dannosi alla sua salute. Dunque, per limitare, ed evitare, lesioni gravi (e multe), i bambini devono viaggiare solo in auto munite di seggiolino. Quest’ ultimo deve essere posizionato in modo corretto e in modo adeguato al peso, età ed altezza del piccolo passeggiero.

Tuttavia, nonostante le norme del codice stradale e nonostante i dati statistici, che rivelano dati allarmanti sul numero di incidenti automobilistici in cui sono coinvolti i bambini, c’è ancora una certa resistenza da parte degli adulti a utilizzare sistemi di ritenuta. Proprio al fine di aumentare gli standard di sicurezza e far diminuire il numero di incidenti stradali che vedono gravemente coinvolti i bambini, l’Unione Europea[1] ha deciso di adottare norme più severe.

Dal 1 gennaio 2017, infatti, sono state apportate delle modifiche alle già esistenti norme europee (l’UN ECE R44 e l’UN ECE R129) sui seggioli auto, rendendo le nuove norme più rigide.

 

Ma cos’è cambiato esattamente?
 

Ø Per quanto riguarda la direttiva UN ECE R44/04 (categorizza i seggiolini in base al peso del bambino).

La nuova normativa disciplina più severamente gli adattatori (booster o rialzi), che sono dei piccoli sedili per bambini non dotati di appositi schienali e che permettono al bambino di essere allacciato alle cinture di sicurezza dell’automobile.

Se in precedenza vi era la possibilità di utilizzare gli adattatori per i bambini al di sotto dei 125cm di altezza, dal 2017 vige l’obbligo per gli adulti di far viaggiare sui seggiolini muniti di schienale i bambini con un’altezza inferiore ai 125 cm (fino al Gruppo 2). Si può ricorrere invece ai rialzi senza schienale solo per i bambini con un’altezza compresa tra i 125 e i 150 cm di altezza (al Gruppo 3).
 

Perché? Il motivo è molto semplice: non solo l’utilizzo del rialzo senza schienale pecca di mancata protezione del bambino dagli urti laterali, ma spesso le cinture di sicurezza non sono all’altezza adatta da poter proteggere in modo idoneo il bambino, che avrà la cintura circa all’ altezza del collo. Questa posizione è altamente pericolosa in casi di sinistri e può provocare gravi lesioni.

Al contrario
, i seggiolini muniti di appositi schienali rendono il tragitto in auto di gran lunga più sicuro, garantendo una maggiore protezione del bambino da urti.

I nuovi sistemi di ritenuta saranno dotati di un’etichetta o di un manuale d’uso per indicare quali seggiolini siano adatti al bambino in base al suo peso e altezza. È importante però sapere che, al momento, i vecchi seggiolini possono ancora essere utilizzati fino a data ancora da precisare. Tuttavia, è inutile dire che sia meglio ricorrere subito ai sistemi di ritenuta migliori e più sicuri per la salute dei piccoli viaggiatori.

 

Ø Per quanto riguarda la direttiva UN ECE R129 (categorizza i seggiolini in base all’altezza del bambino).

Questa normativa si divide in tre fasi, la prima (conosciuta come “I-size”) è entrata in vigore il 2013 e la seconda entrerà in vigore nell’estate del 2017. La prima fase stabiliva l’obbligo di fissare i seggiolini con il sistema Isofix per i bambini dal giorno della nascita fino al raggiungimento dei 105 cm di altezza.

La seconda fase della norma R129 stabilisce che:

  • Il sistema di installazione ISOFIX non sarà più obbligatorio per i bambini di altezza compresa tra 100 e 150 cm;
  • È vietato l’acquisto di seggiolini non muniti di appositi schienali;
  • È obbligatorio l’utilizzo di sistemi di ritenuta per i bambini fino ad un’altezza pari a 150 cm. Tuttavia, l’obbligo per i seggiolini con schienale è relativo ai bambini alti almeno 125 cm, per coloro che hanno un’altezza maggiore di 125 e pari di 150 cm vi è la possibilità di ricorrere ai dispositivi di sicurezza (rialzi) senza schienale.

 

NB: le norme R44/04 e R129 coesistono e il conducente può decidere quale direttiva seguire.

 

SANZIONI: Gli adulti che non adempiono ai loro doveri incorreranno in multe più salate che vanno da 80 a 323 euro. Se l’adulto dovesse ricevere due multe nell’arco temporale di due anni, egli si vedrà sospesa la patente di guida per un periodo tra i 15 giorni e i 2 mesi.

 

[1] UN/ECE è la normativa della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite ed ha come oggetto la regolamentazione dei dispositivi di ritenuta (seggioli auto e rialzi) per i bambini.

Data di pubblicazione: 30-05-2017

Il noleggio a lungo termine. A chi conviene?


Acquistare un'auto si sa, è una grossa spesa. Un importante investimento da affrontare non solo per il costo d'acquisto, ma soprattutto per le spese di gestione e manutenzione. Se siete alla ricerca di un modo per contenere i costi e soprattutto lo stress legato al possesso di un'automobile, la soluzione giusta per voi potrebbe essere considerare il noleggio di una vettura. Affidarsi a questo tipo di servizi sta diventando sempre più comune in Italia, tanto per le grosse aziende quanto per le piccole imprese, e da qualche tempo anche per i privati. Tradizionalmente percepito come un servizio dedicato a professionisti e titolari di partita iva, in realtà sta vivendo un vero e proprio boom negli ultimi anni, conoscendo una nuova popolarità. Le case produttrici e alcune società specializzate stanno infatti iniziando a proporre questo servizio anche ai privati, con vantaggi notevoli.
 

Molto spesso infatti non ci soffermiamo a pensare che il vero costo di una vettura non è tanto quanto quello che paghiamo al concessionario, bensì è tutto quello che col tempo rientra nella categoria 'extra' ad incidere pesantemente sul costo totale rappresentato dalla gestione stessa del veicolo. Considerando l'importanza di questo investimento in termini di tempo e denaro, il noleggio a lungo termine mette insieme queste considerazioni offrendo una vera alternativa al classico acquisto di un'autovettura.

Ma come funziona questo servizio? Nel pacchetto che l'azienda (o sempre più spesso il privato) acquista, è previsto un costo di gestione costituito da un canone mensile che comprende tutte le voci di spesa. Sono incluse anche le spese di bollo, assicurazione (intese come RCA e Kasko) e passaggio di proprietà, ma anche le voci della manutenzione ordinaria e straordinaria. Questo include il cambio gomme, ma anche i tagliandi programmati del produttore ed il soccorso stradale in caso di incidenti o avaria. Niente più fastidi causati dall'auto in panne dunque, ed è anche previsto a richiesta il servizio di auto sostitutiva. Insomma, le modalità e le caratteristiche del contratto sono numerose e fatte per essere tagliate su misura del cliente; tra l'utente business e quello privato le necessità possono sono ovviamente molto diverse.
 

Con il noleggio dell'auto si apre di fatto un nuovo modo di vivere l'automobile e di concepire il possesso stesso del mezzo. Non più la semplice proprietà come siamo stati abituati a viverla finora, ma diventa centrale il concetto di utilizzo. Il canone d'affitto solitamente si sviluppa su una durata compresa tra i 24 e i 48 mesi con un chilometraggio definito in precedenza in base alle necessità di utilizzo, e al termine del quale è possibile scegliere se riscattare il veicolo ad un presso prefissato, oppure semplicemente restituito o sostituito.

Parlando in termini strettamente economici, il noleggio non dà tecnicamente la certezza di risparmiare, ma mette di fronte due idee opposte. Tra l'acquisto classico ed il noleggio c'è una distinzione quasi filosofica tra due scuole di pensiero completamente diverse. L'idea alla base del noleggio è puramente pratica: semplifica enormemente la vita dell'automobilista eliminando varie seccature burocratiche e l'apprensione riguardo l'auto nuova, la svalutazione, l'usura del mezzo, gli incidenti, la manutenzione ecc. Tutto è programmato, tutto è pianificato nel contratto.

Le società che si occupano di noleggio a lungo termine sono ormai numerose, ed offrono diverse soluzioni a breve quanto a lungo termine. Basta infatti un po' di buona volontà e, con calcolatrice alla mano, è possibile farsi immediatamente due conti per capire quale se la scelta del noleggio sia quella giusta per noi. Si tratta pur sempre di un finanziamento, che dunque è soggetto all'approvazione da parte della società erogante. Però gli aspetti burocratici si limitano alla concessione del finanziamento stesso e alla documentazione necessaria, perché come detto quelli gestionali sono a carico della società di noleggio.
 

Il noleggio a lungo termine è poi particolarmente vantaggioso per la categoria dei professionisti con partita iva. La Legge di Bilancio, ex Legge di Stabilità 2017, ha apportato importanti modifiche legislative per queste categorie che possono dedurre dal loro reddito i canoni di noleggio a lungo termine di autovetture e autocaravan.

Ma in quali casi conviene il noleggio a lungo termine piuttosto che l’acquisto?

Il noleggio conviene naturalmente alle aziende in caso di grandi flotte, ma per quanto riguarda un privato? Può essere conveniente il noleggio?

Non è possibile dare una risposta generica. Dipende molto dalle esigenze dell'individuo. Per un privato è naturalmente possibile richiedere un noleggio a lungo termine ma può essere conveniente (anche perché in Italia non sono ancora previste detrazioni fiscali per i privati) solo se si tratta di un cliente che cambia l'auto più spesso rispetto alla media degli automobilisti. I dati dicono che l'utente medio cambia la macchina circa ogni 9 anni, pertanto se si progetta di tenere l'auto per un periodo così lungo non conviene perché i costi dell'acquisto saranno ammortizzati nel tempo. Se invece si immagina di tenere l'auto per un periodo più breve il noleggio (con un contratto magari a 48 mesi) può essere una scelta interessante e da valutare.

I dati peraltro parlano chiaro: il settore è in continua crescita, tanto per il noleggio a lungo o breve termine, tanto per il segmento business quanto per quello privato. E servizi analoghi ma alternativi, come il car sharing di cui vi parleremo prossimamente, sono in continua espansione.

Per concludere dunque, la tendenza sempre più diffusa è quella di ragionare su quale sia il reale utilizzo che si intende fare del mezzo e soprattutto il periodo di riferimento. L’auto, lo sappiamo bene, è un costo che incide fortemente sul budget mensile. Per cui la domanda è: quanto si è disposti a spenderci?

Data di pubblicazione: 24-05-2017

Revisioni auto: tutto quello che c'è da sapere


Dal 1 gennaio 2017 è entrata in vigore la direttiva europea (2014/45/UE) concernente nuove e più severe norme riguardanti la revisione di auto e motori.

I dati statistici, che indicano un numero sempre crescente e preoccupante dei sinistri stradali, hanno spinto Bruxelles ad approvare tale provvedimento legislativo al fine di rendere la circolazione nelle strade più sicura, con l’auspicio di una drastica riduzione degli incidenti mortali. L’idea è stata quella di armonizzare a livello europeo (seppur in modo parziale) le revisioni dei veicoli a motore, rendendo molto più difficile il raggiro dei controlli da parte degli automobilisti.

La revisione dei veicoli è un obbligo sancito dal Codice della Strada, che prevede un controllo delle condizioni del mezzo (Art.79), non solo garantendone la sicurezza stradale, ma anche monitorando le emissioni inquinanti e la rumorosità entro i limiti disposti dagli accordi nazionali e comunitarie.

Le principali novità

Al fine di ridurre le elusioni delle regole, le nuove norme danno il permesso alla Motorizzazione di effettuare controlli più meticolosi tramite apparecchiature di videosorveglianza installate nelle officine, il che permette loro di monitorare l’intero procedimento di revisione. In tal modo si ottengono revisioni più accurate e uniformi.

La legge sancisce l’obbligo per le officine autorizzate di controllare, in fase di revisione, che il proprietario del veicolo sia in regola con il pagamento del bollo e che su di esso non gravi un fermo amministrativo. Qualora la situazione dell’automobilista non sia in regola con uno dei due casi, il veicolo non potrà circolare sino all’ottemperamento della legge.

Quali sono le tempistiche per la revisione?

La revisione auto e moto deve essere fatta dopo quattro anni dall’immatricolazione e deve essere effettuata nello stesso mese in cui essa è avvenuta. Successivamente, la revisione ha ricorrenza di due anni e deve avvenire entro il mese in cui il veicolo è stato sottoposto all’ultimo controllo.

Queste scadenze si applicano alle autovetture, autocaravan, agli autoveicoli adibiti al trasporto di cose o ad uso speciale di massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 t e agli autoveicoli per trasporto promiscuo (art. 80, comma 3).

La scadenza annuale è invece riservata ai veicoli destinati al trasporto di persone con numero di posti superiore a nove compreso quello del conducente, agli autoveicoli destinati ai trasporti di cose o ad uso speciale di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t, ai rimorchi di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t, ai taxi, alle autoambulanze, ai veicoli adibiti a noleggio con conducente e ai veicoli atipici (art. 80, comma 4).

Qualora la revisione dovesse risultare scaduta bisogna affrettarsi a procedere con il controllo, perché il proprietario del veicolo incorre in:

- Una multa per omessa revisione che varia dai 159 a 639 euro (la sanzione può essere raddoppiata per i casi di omissione pluriannuale della revisione).;

- Sequestro del libretto di circolazione;

- Fermo del mezzo.

 

Quali sono i costi e le procedure per effettuare la revisione?

La revisione di tutti i veicoli può essere effettuata presso la Motorizzazione Civile o presso le officine autorizzate dal Dipartimento Trasporti Terrestri (DTT). Tuttavia, quest’ultima opzione è possibile solo per i veicoli con massa complessiva a pieno carico fino a 3,5t.

Ø Per effettuare la revisione presso la Motorizzazione Civile occorrono i documenti seguenti:

- Presentazione della domanda su modello TT 2100, reperibile presso gli stessi uffici della Motorizzazione Civile e/o disponibile online;

- Attestazione di versamento di 45,00 euro sul c/c. 9001 intestato al Dipartimento Trasporti Terrestri;

- Prenotazione della visita per la revisione;

- Possedere la carta di circolazione originaria del veicolo.

La visita può avere tre esiti differenti:

- “REVISIONE REGOLARE”: al proprietario del veicolo verrà consegnata un’etichetta adesiva con il risultato del controllo da applicare sulla carta di circolazione;

- “REVISIONE RIPETERE”: il proprietario del veicolo dovrà effettuare le riparazioni classificate come “non efficienti” presso un’officina, effettuare un’ulteriore revisione entro 30 giorni e potrà circolare solo dopo essersi recato in officina.

- “REVISIONE RIPETERE – SOSPESO”: il proprietario del veicolo potrà circolare con il veicolo solo dopo aver effettuato le opportune riparazione e dovrà presentare ulteriormente domanda di revisione per poter circolare con il medesimo veicolo. Il conducente potrà circolare con il mezzo solo nella giornata in cui si recherà in officina e nella giornata in cui dovrà sostenere una nuova prova.

 

Ø Per effettuare la revisione presso le officine autorizzate DTT occorre presentarsi presso l’officina scelta e pagare una quota stabilita dal Ministero dei Trasporti Terrestri e pari a 65,68 euro.

 

In fase di revisioni verranno controllati le condizioni e l’efficienza di:

  • Funzionamento freni;
  • sterzo (cuscinetti, fissaggio, stato meccanico)
  • l’ottimale visibilità (vetri, specchietti, lavavetri)
  • impianto elettrico (proiettori, luci, indicatori)
  • assi pneumatici sospensioni
  • l’integrità del telaio
  • regolarità dei rumori e dei gas di scarico
  • identificazione veicolo (targa, telaio)
  • altri equipaggiamenti omologati

 

NB: il veicolo avrà superato il controllo e il proprietario potrà continuare a circolare con il suo mezzo solo se nel tagliando sarà presente la dicitura: “revisione regolare”.

Data di pubblicazione: 23-04-2017

Che categoria di patente serve per guidare una Moto?


La patente di guida necessaria alla guida dei motoveicoli dipende dal tipo di veicolo che si dovrà condurre e dall'età del conducente.
 

 

Esistono infatti tipi di patente:
 

Patente AM, A1, A2, A

Vediamo a quanti anni si possono conseguire e che tipo di veicoli autorizzano a guidare

 

  • patente AM

Si consegue a 14 anni (età minima) e consente di guidare:
 

  • ciclomotori, a 2 o 3 ruote, quadricicli leggeri, che abbiano una cilindrata inferiore o uguale a 50 cm³.
     

Non consente il trasporto di un passeggero, pur avendo il ciclomotorel'omologazione per poterlo trasportare, fino a quando il conducente non abbia computo 18 anni di età

 

  • patente A1
     

Si consegue a 16 anni (età minima) e consente di guidare
 

  • Motocicli di cilindrata massima di 125 cm³, di potenza massima di 11 kW e con un rapporto potenza/peso non superiore a 0,1 kW/kg.
  • Tricicli di potenza non superiore a 15 kW.
  • Macchine agricole che non superano i limiti di sagoma dei motoveicoli.

 

  • Patente A2
     

Si consegue a 18 anni e consente di guidare


  • Motocicli di potenza non superiore a 35 kW con un rapporto potenza/peso non superiore a 0,2 kW/kg e che non siano derivati da una versione che sviluppa oltre il doppio della potenza massima.

 

 

Patente A
 

Si consegue a 24 anni, ma il limite scende a 20 anni se il conducente è in possesso della patente A2 da almeno 2 anni.

E' una patente senza limiti di potenza e cilindrata e consente di guidare:
 

  • Tricicli di potenza superiore a 15 kW (per i conducenti cha abbiano già compiuto 21 anni)
  • Motocicli, (veicoli a due ruote, senza carrozzetta (categoria L3e) o con carrozzetta (categoria L4e), muniti di un motore con cilindrata superiore a 50 cm³ se a combustione interna e/o aventi una velocità massima per costruzione superiore a 45 km/h (dai 24 anni)

 

 

Scadenza della patente A
 

Come per la patente B, la patente A scade:
 

  • ogni 10 anni se il conducente non ha compiuto 50 anni di età
  • ogni 5 anni per età compresa tra i 50 ed i 70 anni
  • ogni 3 anni per età compresa tra i 70 e gli 80 anni
  • 2 anni per chi ha già compiuto 80 anni

 

Chi è in possesso di patente B o di patente di categoria superiore (C,D) per conseguire la patente A deve sostenere solo l'esame di guida (senza dover sostenere l'esame di teoria). La stessa cosa vale per il passaggio da un tipo di patente A all'altro

 

 

   

 

 

 

Data di pubblicazione: 15-04-2017

Rinnovo della patente: scadenze, costi e tutto quello che bisogna sapere

Un articolo completo di tutte le informazioni relative al rinnovo della patente, le scadenze ed i costi


In questo articolo parleremo della durata delle patenti in funzione delle categorie, cosa occorre per il rinnovo della patente, i costi e le sanzioni in cui si incorre guidando con patente scaduta.

 

Quando scade la patente?
 

La scadenza della patente è riportata sul documento di guida al punto 11 ed è quella la data a cui bisogna attenersi.
 

La durata della patente di guida varia in relazione all’età della persona e alla tipologia di patente che si possiede:
 

La patente ha una validità che dipende da:
 

  • categoria di patente posseduta
  • età del conducente
     

Per fare uno schema semplice possiamo dire che:
 

le Patenti A e B:
 

  • hanno una validità di 10 anni fino ai 50 anni di età del titolare
  • hanno una validità di 5 anni per chi ha un'età compresa tra 50 e 70 anni del titolare
  • hanno una validità di 3 anni per chi ha superato i 70 anni
  • hanno una validità di 2 anni per chi ha superato gli 80 anni
     

Patente C
 

· hanno una validità di 5 anni fino ai 65 anni di età

· hanno una validità di 2 anni dopo i 65 anni
 

Patente D
 

· hanno una validità di 5 anni fino ai 60 anni di età

· hanno una validità di 1 anno dopo i 60 anni

 

La patente di categoria E ha la stessa validità della patente a cui è associata (BE, CE, etc.)

La patente può essere rinnovata da quando mancano meno di 4 mesi alla scadenza riportata su documento di guida e non oltre i tre anni successivi alla scadenza.
 

Inoltre l'articolo 7 del decreto legge 9 febbraio 2012.ha stabilito la cosiddetta "regola del compleanno": a partire dal 19 Gennaio 2013 le patenti di Categoria A e B rinnovate avranno la scadenza che coinciderà con la data del proprio compleanno.

 

Rinnovo della patente per chi ha compiuto gli 80 anni
 

Una semplificazione è stata apportata anche per i possessori di patente che abbiano superato gli 80 anni: per questi soggetti infatti la patente viene rinnovata per un massimo di 2 anni senza però sottoporsi alla visita presso la Commissione medica locale: è sufficiente recarsi presso un medico accertatore come per qualsiasi altro rinnovo della patente

 

 

Non ci sono più i tagliandi adesivi - Per ogni rinnovo patente di guida nuova

 

In passato quando ci sottoponeva al rinnovo della patente veniva inviato un tagliando adesivo da apporre sulla vecchia patente. Questi spesso però diventavano illeggibili e comunque non ritenuti più idonei dalle norme comunitarie. Pertanto è stato introdotto l'automatismo del duplicato: quando la patente viene rinnovata ne viene contestualmente stampata una nuova patente di guida che la Motorizzazione invierà direttamente presso il domicilio del titolare di patente ( o presso un indirizzo da questi indicato). Il costo della spedizione , a carico del destinatario, è di Euro 6,86, e vanno pagati all'incaricato della consegna.
 

In attesa della nuova patente, che comunque arriva nel giro di pochi giorni lavorativi, il medico accertatore rilascerà un permesso provvisorio di guida. Il permesso provvisorio è valido solo sul territorio nazionale , pertanto è vietata la guida all'estero senza essere in possesso della patente di guida aggiornata.
 

L'obbligo del duplicato impone una novità: quando si rinnova la patente bisogna portare con se una foto-tessera che sarà quella presente sulla nuova patente di guida

 

Quanto costa rinnovare la patente?
 

I costi per rinnovare la patente sono i seguenti:
 

  • costo della visita medica (varia in funzione del medico e dalla città ma di norma va dai 20 ai 50 euro
  • costo diritti della motorizzazione: si pagano su c/c 9001 . 10,70 euro
  • imposta di bollo: si paga su c/c postale 4028 e costa 16 euro
  • costo dell'agenzia: varia dai 30 ai 60 euro
     

IL SERVIZIO DI RINNOVO PATENTI è DI 15 EURO IVA COMPRESO
 

Cosa serve per rinnovare la patente?

Quello chè serve per rinnovare la patente è disporre di:

  • patente di guida (e documento di identità valido se la patente fosse già scaduta)
  • codice fiscale
  • 1 foto tessera (fondo chiaro ed inquadratura frontale)
  • bollettino postale pagato su c/c 9001 di euro 10,20
  • bollettino postale pagato su c/c 4028 di euro 16,00
  • visita medica effettuata da un medico accertatore (articolo 119 del cds): medici militari, delle Ferrovie, ASL, Polizia di Stato, Vigili del fuoco
  • Al momento della visita bisognerà firmare in presenza del medico accertatore un'autocertificazione sull'assenza delle varie patologie

 

Cosa succede se la patente è scaduta?
 

E' vietato guidare con la patente scaduta (articolo126 del cds). La guida con patente scaduta implica infatti una sanzione amministrativa che va da 155 euro a 624 euro e la sanzione accessoria del ritiro immediato del documento di guida da parte degli organi di Polizia.
 

Inoltre bisogna prestare attenzione al fatto che in caso di incidente, l'assicurazione potrebbe applicare il diritto di rivalsa: pagare cioè il danno salvo poi rivalersi sul titolare di patente scaduta. Non è prevista decurtazione dei punti.
 

Tuttavia se non ci si mette alla guida la patente può essere rinnovata fino a 3 anni dopo la scadenza riportata sul documento di guida
 

Rinnovo della patente Italiana all'Estero
 

Esiste una circolare, la n.30/99 del Ministero dei Trasporti che stabilisce come ci si deve comportare per rinnovare la patente quando si risiede all'estero:
 

Se il titolare di una patente italiana si stabilisce in uno Stato membro dell’Unione europea, la patente scaduta deve essere rinnovata dagli uffici Consolari Italiani stabiliti in quel Paese. Naturalmente la patente di guida Italiana non deve essere stata revocata a seguito di conversione in Patente estera.
 

Sul sito del Ministero degli Esteri Italiano è possibile consultare dove si trovano le nostre sedi Diplomatiche all'estero, gli indirizzi ed i recapiti delle ambasciate e consolati di vostro interesse, ed i relativi siti internet, all'interno dei quali è consultabile la sezione dedicata alla patente di guida e alle modalità di rinnovo.

Data di pubblicazione: 08-04-2017

Rinnovo patente e diabete mellico: chi rinnova la patente?

Essere affetto da diabete mellito in terapia con insulina o con antidiabetici orali comporta sempre la necessità di esibire al medico certificatore una relazione diabetologica.
 

La relazione deve essere redatta da un diabetologo di ente pubblico, non deve essere anteriore a tre mesi dal momento della visita per la patente. La norma detta alcuni punti specifici che il diabetologo deve certificare: in genere vi è un modello, un fac-simile, adottato dai vari centri specialistici apposta per la certificazione “uso patente”.
 

Per i soggetti che devono conseguire/rinnovare la patente del gruppo I sarà sufficiente esibire la relazione diabetologica . Qualora vi sia un “compenso” buono o perlomeno ancora accettabile (cioè la emoglobina glicosilata sia inferiore a 9%), in assenza di complicanze, il medico procederà alla certificazione, generalmente con una riduzione del periodo di validità.
 

Qualora il compenso non sia accettabile o in presenza di complicanze ad esempio per la retina, il cuore, i reni , sarà necessario recarsi presso una CML.
 

Per i soggetti che devono conseguire/rinnovare la patente del gruppo II è invece sempre obbligatorio recarsi in CML esibendo la relazione diabetologica specifica.

Data di pubblicazione: 05-04-2017

Rinnovo patente e udito

Rinnovo Patente e udito

 

Sia per il conseguimento della patente del gruppo I che II rinnovo è necessario verificare i requisiti uditivi.

Per le patenti del gruppo I è sufficiente un udito non inferiore a metri 2 per ciascun orecchio :normale voce conversata con distinzione delle parole (fonemi).
 

Tale requisito può essere raggiunto anche con l’uso di protesi auricolari (apparecchi acustici), il cui uso sarà semplicemente annotato sulla patente con il codice 02.
 

Qualora non si possegga il requisito uditivo e le protesi non riescano e/o le protesi acustiche no siano efficaci sarà ancora possibile conseguire la patente recandosi presso una Commissione Medica Locale (CML) di alcune ASL per certificare l’idoneità ad una patente “speciale” (AS BS), dove sarà annotato unicamente l’obbligo di guida utilizzando sempre due specchi laterali (ormai tutte le auto e le moto ne sono dotate!)
 

Per il gruppo II sono necessari almeno 8 metri come somma sinistra + destra con non meno di 2 metri per l’orecchio peggiore.
 

E’ possibile raggiungere il requisito con protesi uditive, però in questo caso solo recandosi in CML. La patente sarà sempre del tipo”speciale” (CS, DS) e soggetta ad alcune limitazioni.
 

I Non Udenti non possono conseguire/rinnovare patenti di guida del gruppo II.

Data di pubblicazione: 02-04-2017

Rinnovo patente: requisiti della vista

Rinnovo Patente e vista

(TAG: visus, acuità visiva, sensibilità al contrasto, sensibilità all’abbagliamento, campo visivo, campo visivo computerizzato, monocolo, visione crepuscolare, daltonico, daltonismo, discromatopsia.)

 

Il codice della strada riporta i requisiti visivi necessari per il rilascio ed il rinnovo della patente di guida.

Per le patenti del gruppo I (AM,A, B, BE, BS) possono essere abilitati sia i soggetti con visione binoculare che monoculare.
 

I soggetti con visione monoculare devono raggiungere una acuità di almeno 8/10 nell’occhio residuo, con eventuale correzione ottica. La correzione può essere di qualsiasi valore diottrico.
 

I soggetti con visione binoculare devono possedere una visione complessiva di almeno 7/10 con non meno di 2/10 con l’occhio peggiore. Nel caso, si possono utilizzare lenti di qualsiasi valore diottrico e non ha importanza la differenza tra le due lenti.
 

Ma non solo l’acuità visiva è importante.

Altro importantissimo elemento da valutare è l’estensione del campo visivo (campimetria). Pur con qualche differenza tra visione monoculare e binoculare, essenzialmente il campo visivo deve essere ampio 120° sul piano orizzontale e non deve a vere difetti in sede centrale. In genere, nei casi necessari, si effettua un esame specifico come il Campo visivo computerizzato binoculare secondo Esterman.
 

Ancora si deve valutare la capacità di distinguere gli oggetti dopo un abbagliamento (velocità di recupero) e in differenti condizioni di contrasto, con dei test specifici.

Non è invece più necessario il controllo della visione dei colori (nessun problema per chi è daltonico o discromatopsico).
 

Per le patenti del gruppo II (C, D, K, CQC) sono necessari dei requisiti di acuità maggiori.

Occorre sempre un visus binoculare (il monocolo è ammesso solo in casi eccezionali). Bisogna raggiungere i 12/10 complessivi , con almeno 4/10 al peggiore e non meno di 8/10 al migliore ( Per esempio 7/10 per ciascun occhio non è sufficiente!!).

Il campo visivo deve essere più esteso : 160° sul piano orizzontale.

L’obbligo di uso di lenti è annotato sulla patente con il codice 01
 

In caso di deficit dei parametri segnalati in precedenza ci si potrà recare presso una Commissione Medica Locale della ASL che valuterà se con alcune limitazioni di orario o percorsi sia ancora possibile la guida.

Data di pubblicazione: 03-01-2017

Duplicato della Patente di Guida: Cosa Fare? | RinnovoPatenti.it

Richiedere il duplicato della patente di guida è necessario quando la vecchia patente risulta essere illeggibile o comunque deteriorata oppure quando la patente viene smarrita o rubata.

 

Schematicamente si può ritenere che il duplicato debba essere richiesto per:

 

A) Rinnovo (con le nuove procedure tutte le volte che viene fatto il rinnovo della patente viene stampata una nuova patente)
 

B) Deterioramento/distruzione
 

C) Furto o Smarrimento

 

Le nuove patenti europee non indicando più la residenza, non richiedono un duplicato per aggiornarle in caso di cambio di residenza (anche se va lo stesso fatta la comunicazione al nuovo Comune di Residenza).
 

Vediamo nel dettaglio le procedure per fare il duplicato nei casi sopra indicati.
 

A) Duplicato della patente per Rinnovo

Quando viene fatto il rinnovo della patente, il medico trasmette alla Motorizzazione il superamento dell'accertamento sanitario, inviando anche la foto tessera del titolare della patente e la sua firma.
La Motorizzazione provvederà a stampare una nuova patente di guida che verrà inviata attraverso il servizio di posta assicurata direttamente presso l'indirizzo che il titolare della patente avrà indicato al momento della visita.
 

 

B) Duplicato della patente per Deterioramento/distruzione

 

La patente si intende deteriorata anche quando non sia identificabile uno solo dei seguenti elementi:
 

·         Estremi di riconoscimento del documento

·         Dati anagrafici del titolare

·         Data di scadenza

·         Fotografia del titolare
 

Il duplicato della patente deve essere richiesto agli UMC (Uffici di Motorizzazione Civile) presentando i seguenti documenti
 

1) Domanda redatta su apposito modello TT 2112 in distribuzione presso gli uffici della Motorizzazione o scaricabili dal Portale dell’Automobilista;
 

2) n.2 versamenti postali (in distribuzione presso gli Uffici dell'UMC e gli Uffici Postali - (i codici causale non sono obbligatori);

·          1 versameno su c./c. 9001 di Euro 10,20

·          1 versamento su c./c. 4028 di Euro 32;

 

NB: i bollettini pagati su conto corrente postale n. 9001 presso gli Uffici Postali e finalizzati alla richiesta di operazioni della motorizzazione, avranno validità soltanto nel mese in cui avviene il pagamento e nei tre mesi successivi 

 

I versamenti possono essere effettuati presso gli Uffici Postali oppure si può procedere al Pagamento on Line sul Portale dell'Automobilista

 

3) Dichiarazione sostitutiva di certificazione di residenza redatta su apposito modulo oppure:
 

- Fotocopia integrale del documento di identità in corso di validità riportante la residenza attuale del richiedente;
 

- Sottoscrizione del modello TT 2112
 

4) Fotocopia completa della patente (fronte- retro) più originale in visione;
 

5) Fotocopia del codice fiscale rilasciato dall'Agenzia delle Entrate o del tesserino sanitario attestante il suddetto codice fiscale;
 

6) Due fotografie di cui una autenticata, su fondo chiaro, recenti, nitide, identiche tra loro, a capo scoperto. Non sono accettate fotografie stampate su carta termica (realizzate con computer).

 

NB: l'autenticità della foto può essere richiesta:

 

·         dall'interessato allo sportello all' atto della presentazione della pratica;

 

·          presso un Notaio o in Comune ( l'autentica della fotografia deve avvenire su

 

          foglio e non a tergo della stessa );

 

·         dal Medico che ha rilasciato il certificato di cui al punto 6). N.B.: il certificato medico con foto non può essere accettato come autentica di foto se non     espressamente dichiarato dal medico rilasciante.
 

7) Certificato Medico in bollo (con data non anteriore a tre mesi) rilasciato dall'Ufficiale Medico Sanitario cui all'art. 119 comma 2 o 4 del Codice della Strada(medico appartenente all'Ufficio della Azienda Sanitaria Locale "ASL", medico militare,medico FFSS..) e fotocopia dello stesso; Il Certificato Medico è richiesto solo se:
 

·         la patente è scaduta di validità o scadrà entro 6 mesi dalla data di presentazione della domanda;

 

·          la patente è da riclassificare per modifica della categoria a seguito di visita medica.
 

RICHIESTA DI RECAPITO DUPLICATO PATENTE PRESSO DOMICILIO/RESIDENZA :
 

Compilando il modulo e allegandolo alla richiesta di duplicato presentata presso l'UMC, è possibile ricevere il duplicato della patente direttamente presso l'indirizzo specificato. All'atto della consegna della patente dovrà essere pagata la quota dovuta A POSTE S.P.A. per il servizio di recapito pari a 6,86 euro
 

Chi è legittimato alla presentazione della domanda di duplicato della patente?
 

 

·          Diretto Interessato esibendo un documento di identità in corso di validità;

 

·          Persona delegata con documento di identità in corso di validità munita di delega su carta semplice sottoscritta dal titolare della domanda più fotocopia del documento di identità del delegante in corso di validità; la suddetta delega deve essere presentata tanto al momento della presentazione della domanda quanto al momento del ritiro del documento richiesto.

 

·         Autoscuola o Studio di Consulenza Automobilistica

Se il richiedente non è in possesso di carta di identità italiana,l'identificazione può avvenire tramite documento di riconoscimento equipollente, rilasciato da un'amministrazione dello Stato italiano o di altri Stati.

 

Se il documento è redatto in lingua straniera, deve essere allegata una traduzione in lingua italiana (tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali) redatta dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare e legalizzata in prefettura, ovvero da un traduttore e giurata innanzi al cancelliere giudiziario o notaio.

 

C) Duplicato della patente per Furto o Smarrimento

 

Per richiedere il duplicato della patente per furto o smarrimento bisogna:
 

·         Presentare denuncia di smarrimento o furto della patente entro 48 ore dalla constatazione del fatto presso gli Organi di Polizia, portando con se due fototessere e un documento d’identità

 

·         Gli organi di Polizia provvederanno a inviare la documentazione necessaria all’U.C.O. (Ufficio Centrale Operativo delle Infrastrutture e dei Trasporti) e a rilasciare un permesso provvisorio di guida valido fino a quando arriverà la nuova patente per posta. Se la denuncia viene sporta all’estero deve essere comunque ripresentata in Italia.
L’Organo di Polizia verificherà se la patente di guida è duplicabile o meno dall’ U.C.O.: se è duplicabile non resta che aspettare l’arrivo della patente al proprio indirizzo, se non lo è bisognerà richiedere il duplicato presso un ufficio della Motorizzazione Civile attraverso la procedura suddetta che riguarda anche la richiesta di duplicazione di patente di guida per deterioramento, presentando in questo caso anche la denuncia di smarrimento o furto e il permesso provvisorio di guida.

 

·          Se la patente è scaduta di validità è necessario il certificato medico in bollo non anteriore a tre mesi

 

·          Il duplicato della nuova patente di guida, se duplicabile dall’U.C.O., arriverà per posta entro 45 giorni dalla denuncia; nel caso non arrivasse entro i termini è possibile chiedere informazioni al numero verde 800-232323 del Ministero dei Trasporti. Le spese del duplicato verranno pagate al postino che effettuerà la consegna.

La patente di guida non può essere duplicabile dall’U.C.O. nel caso in cui nell’Archivio Informatico Nazionale manchi la scadenza o il numero della patente posseduta, oppure nel caso in cui nell’Archivio Informatico Nazionale risultino ostatività.In questi  casi è necessario recarsi presso un ufficio provinciale della Motorizzazione

La patente di guida oggetto di furto o smarrimento non sarà più valida. Quindi, in casodi ritrovamento, dovrà essere distrutta.

 

 

NB: Il foglio sostitutivo non autorizza la guida all’estero

 

E' bene ricordare che la patente ha:
 

- Validità di 10 anni se il conducente ha meno di 50 anni;

 

- Validità di 5 anni se ha tra i 50 ed i 70 anni;

 

- Validità di 3 anni se ha più di 70 anni;

 

- Validità di 2 anni se ha più di 80 anni

  

Data di pubblicazione: 12-10-2016

Rinnovo Patente: E' vietato guidare all'estero con il Foglio Provvisorio

Adesso rinnovare la patente è più semplice: basta digitare il sito www.rinnovopatenti.it e scegliere la soluzione più comoda (località e orario) per la visita medica.

In pochi minuti si evadono le formalità, volendo si paga subito online (ma è possibile farlo anche direttamente al medico che effettuerà l’esame) e il problema è praticamente risolto.

Ma qualche complicazione può subentrare in seguito, se si deve viaggiare  all’estero oppure intendiamo noleggiare un’auto, per lavoro o per vacanza.
 

Va precisato che il sistema di rinnovo della patente è cambiato. Non viene più rilasciato il bollino adesivo con la data di validità da apporre sul vecchio documento, perchè adesso ogni volta viene stampata una patente nuova (ovviamente quelle di plastica di ultima generazione).

Per questo al momento di prenotare la visita medica viene richiesta anche una fotografia ed è necessario “depositare” una firma, che ritroveremo sul nuovo documento e senza la quale non sarebbe valido.
 

Purtroppo i tempi tecnici della Motorizzazione restano un ostacolo a volte molto fastidioso, perché possono trascorrere alcuni giorni  prima che la nuova patente ci venga recapitata per posta a domicilio.

Sono frequenti le proteste degli automobilisti “in attesa” che si rivolgono alle scuole guida o ai medici presso cui hanno superato l’esame per lamentarsi: loro però non hanno colpe. Non resta purtroppo che attendere la formalizzazione e l’inoltro da parte dell’ente pubblico. Nel frattempo il foglio provvisorio di circolazione che viene rilasciato fisicamente dal medico, ma che arriva direttamente dalla Motorizzazione, ci consente di guidare sul territorio italiano senza il timore di incorrere in sanzioni ma non ha alcuna validità all’estero. Cosa si potrebbe fare quindi?
 

Anticipare l'appuntamento con il medico tenendo presente che la visita può essere fatta fino a 4 mesi prima della scadenza riportata sulla patente di guida.
 

Attenzione: molti non lo sanno, tentano di noleggiare vetture (che vengono negate dalle compagnie) o si mettono con il semplice “foglio” al volante di un’auto magari prestata da un amico o dall’azienda. Meglio evitare. Se fermati per un controllo, dovrebbero rispondere di violazione della legge: proprio come se guidassero senza patente.

Data di pubblicazione: 16-07-2016

Conferma Validità  della Patente di Guida secondo le direttive del Codice della Strada

Durata e conferma della validità della patente di guida articolo 126 del codice della strada.
 

In Italia la patente ha una validità limitata che dipende dalla categoria di patente posseduta, dall'età del conducente e da eventuali limitazioni stabilite in casi particolari.

Vediamo il dettaglio dell'articolo del codice della strada che regolamenta la validita della patente
 

  • Fermo restando quanto previsto dall'articolo 119, la durata della validità delle patenti di guida e dei certificati di abilitazione professionale di cui all'articolo 116, commi 8 e 10, è regolata dalle disposizioni del presente articolo. La conferma della validità delle patenti di guida e dei certificati di abilitazione professionale di cui all'articolo 116, commi 8 e 10, è subordinata alla permanenza dei requisiti fisici e psichici di idoneità alla guida.

 

  • Le patenti di guida delle categorie AM, A1, A2, A, B1, B e BE sono valide per dieci anni; qualora siano rilasciate o confermate a chi ha superato il cinquantesimo anno di età sono valide per cinque anni ed a chi ha superato il settantesimo anno di età sono valide per tre anni.

 

  • Le patenti di guida delle categorie C1, C1E, C e CE, sono valide per cinque anni fino al compimento del sessantacinquesimo anno di età e, oltre tale limite di età, per due anni, previo accertamento dei requisiti fisici e psichici in commissione medica locale. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 115, comma 2, lettera a), al compimento del sessantacinquesimo anno (3) di età, le patenti di categoria C (2) e CE abilitano alla guida di autotreni ed autoarticolati di massa complessiva a pieno carico non superiore a 20 t.

 

  • Le patenti di guida delle categorie D1, D1E, D e DE sono valide per cinque anni e per tre anni a partire dal settantesimo anno di età. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 115, comma 2, lettera b) al compimento del sessantesimo anno di età, le patenti di guida di categoria D1 o D, ovvero di categoria D1E o DE abilitano alla guida solo di veicoli per i quali è richiesto rispettivamente il possesso delle patenti di categoria B o BE. È fatta salva la possibilità per il titolare di richiedere la riclassificazione della patente D1 o D, ovvero, D1E o DE rispettivamente in patente di categoria B o BE.

 

Le patenti di guida speciali, rilasciate a mutilati e minorati fisici, delle categorie AM, A1, A2, A, B1 e B sono valide per cinque anni; qualora siano rilasciate o confermate a chi ha superato il settantesimo anno di età sono valide per tre anni. Alle patenti di guida speciali delle categorie C1, C, D1 e D si applicano le disposizioni dei commi 3 e 4.
 

I titolari delle patenti di guida di cui ai commi 2, 3, 4 e 5, al compimento dell'ottantesimo anno di età, rinnovano la validità della patente posseduta ogni due anni

 

  • L'accertamento dei requisiti fisici e psichici per il rinnovo di validità dei certificati di abilitazione professionale di tipo KA e KB è effettuato ogni cinque anni e comunque in occasione del rinnovo di validità della patente di guida.

 

  • La validità della patente è confermata dal competente ufficio centrale del Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici, che trasmette per posta al titolare della patente di guida un duplicato della patente medesima, con l'indicazione del nuovo termine di validità. A tal fine i sanitari indicati nell'articolo 119, comma 2, sono tenuti a trasmettere al suddetto ufficio del Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici, nel termine di cinque giorni decorrente dalla data di effettuazione della visita medica, i dati e ogni altro documento utile ai fini dell'emissione del duplicato della patente di cui al primo periodo. Analogamente procedono le commissioni di cui all'articolo 119, comma 4. Non possono essere sottoposti alla visita medica i conducenti che non dimostrano, previa esibizione delle ricevute, di avere effettuato i versamenti in conto corrente postale degli importi dovuti per la conferma di validità della patente di guida. Il personale sanitario che effettua la visita è responsabile in solido dell'omesso pagamento. Il titolare della patente, dopo aver ricevuto il duplicato, deve provvedere alla distruzione della patente scaduta di validità.

 

  • Per i titolari di patente italiana, residenti o dimoranti in un altro Stato per un periodo di almeno sei mesi, la validità della patente è altresì confermata, tranne per i casi previsti nell'articolo 119, commi 2-bis e 4, dalle autorità diplomatico-consolari italiane presenti negli Stati medesimi, che rilasciano, previo accertamento dei requisiti fisici e psichici da parte di medici fiduciari delle ambasciate o dei consolati italiani, una specifica attestazione che per il periodo di permanenza all'estero fa fede dell'avvenuta verifica del permanere dei requisiti di idoneità psichica e fisica. Riacquisita la residenza o la dimora in Italia, il cittadino, che ha provveduto secondo quanto previsto nel periodo precedente, dovrà confermare la patente ai sensi del comma 8.

 

  • L'autorità sanitaria, nel caso che dagli accertamenti di cui al comma 8 rilevi che siano venute a mancare le condizioni per la conferma della validità della patente, comunica al competente ufficio della Direzione generale per la motorizzazione del Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici l'esito dell'accertamento stesso per i provvedimenti di cui agli articoli 129, comma 2, e 130.

 

  • Chiunque guida con patente o con altra abilitazione professionale di cui all'articolo 116, commi 8, 10, 11 e 12, scaduti di validità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 155,00 a euro 624,00. Alla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della patente, del certificato di abilitazione professionale di tipo KA o KB o della carta di qualificazione del conducente rilasciata ad un conducente titolare di patente di guida emessa da altro Stato secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI. Al conducente titolare di patente di guida italiana che, nell'esercizio dell'attività professionale di autotrasporto per la quale è richiesta l'abilitazione di cui all'articolo 116, comma 11, guida con tale abilitazione scaduta, si applicano le sanzioni di cui all'articolo 216, comma 6.
     
  • Chiunque viola le disposizioni del comma 3, secondo periodo, è punito con le sanzioni di cui all'articolo 116, comma 15-bis. Le medesime sanzioni si applicano a chiunque viola le disposizioni del comma 4, secondo periodo
Data di pubblicazione: 16-07-2016

Rinnovo Patente per gli Ultraottantenni più semplice. Le ultime novità  da parte del Governo.

Rinnovo patente più semplice per chi ha superato gli 80 anni.


Il decreto "Semplifica Italia" (decreto legge 9 febbraio 2012 n.5, convertito con legge 4 aprile 2012 n. 35), in vigore dal 10 febbraio 2012, ha infatti eliminato l'obbligo di visita medica presso una Commissione medica locale.

 

Il provvedimento del Governo ripristina, per i patentati più anziani, senza necessità di ulteriori disposizioni attuative, le modalità di rinnovo del documento di guida valide prima delle modifiche introdotte dalla legge 29 luglio 2010 n.120 ed applicate dal 15 settembre 2010. Resta invece confermata la scadenza biennale del rinnovo.

 

Dal 10 febbraio 2012, quindi, i conducenti ultra ottantenni, per confermare la validità della patente di guida oppure del "patentino" per ciclomotori, devono effettuare, ogni due anni, l'accertamento dei requisiti psico fisici presso i consueti sanitari abilitati previsti dall'articolo 119 del Codice della strada, come, ad esempio, i medici delle sezioni di medicina legale delle Asl, gli ispettori medici delle Ferrovie dello Stato o i medici militari.

 

Presso questi stessi medici abilitati devono recarsi, alla scadenza della patente, anche i conducenti ultra ottantenni che, nel periodo in cui era obbligatoria, al superamento degli 80 anni, la visita in Commissione medica locale, abbiano ricevuto un rinnovo di validità inferiore a 2 anni. Lo precisa la circolare ministeriale 20 marzo 2012 prot.n. 7852.
 In tali casi è compito del medico che effettua la visita valutare l'eventuale rinvio dell'accertamento dei requisiti psico fisici del patentato alla Commissione medica locale: è questa, infatti, una possibilità prevista dal Codice della strada (articolo 119, comma 4, lettera d), per i conducenti di qualsiasi età, ogni volta che l'esito degli accertamenti clinici, strumentali e di laboratorio faccia sorgere al medico dubbi circa l'idoneità e la sicurezza della guida.

 

Oltre a questa ipotesi, la visita di rinnovo patente resta di competenza della Commissione medica locale, indipendentemente dall'età del conducente, in alcuni casi specifici indicati sempre dal Codice della strada (articolo 119, comma 4 e articolo 115, comma 2): mutilati e minorati fisici, persone affette da alcune patologie invalidanti per la guida, diabetici con patente superiore alla categoria B, conducenti sottoposti a provvedimenti di revisione della patente, ultra sessantacinquenni conducenti di veicoli pesanti per il trasporto cose e di macchine operatrici, ultra sessantenni conducenti di veicoli pesanti per il trasporto persone

Data di pubblicazione: 29-06-2014

Calcolo punti patente: online, al telefono o su cellulare

Dal 1 Luglio 2003 in Italia è stato introdotto il meccanismo relativo ai punti sulla patente.
 

A partire da tale data, infatti, ad ogni automobilista vengono attribuiti 20 punti che vengono man mano decurtati in caso di infrazioni. Al termine dei punti disponibili, per poter continuare ad usufruire della patente è necessario sostenere nuovamente l'esame di guida.
 

La mancanza di decurtazione dei punti , per due anni consecutivi ad un'infrazione, determinerà  la nuova attribuzione del punteggio iniziale. Chi invece per almeno due anni ha mantenuto i 20 punti si vedrà  aggiungere ulteriori 2 punti fino al raggiungimento di un tetto massimo di 30 punti.
 

Il meccanismo sembra relativamente semplice ma da quando la legge è entrata in vigore i dubbi degli automobilisti sono aumentati.

Tra le domande più gettonate troviamo: Quanti punti mi rimangono sulla patente?

In realtà  sapere quanto ci è stato decurtato dalla patente è davvero semplice. Basta collegarsi al portale dell'automobilista, registrarsi  inserendo i propri dati e potremo calcolare in tempo reale la nostra situazione punti.
 

Oppure è  possibile chiamare da telefono fisso anche il numero 848.78.27.82, al costo di una chiamata urbana secondo le tariffe del proprio gestore telefonico.
 

Infine, per chi volesse avere sempre sottomano la propria situazione punti c'é la possibilità  anche di scaricare gratuitamente l'applicazione mobile (iPatente) per iPhone e Android. L'app, messa a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è disponibile presso l'App Store e negli Android Market ed oltre al servizio di consultazione punti  permetterà  di verificare la classe ambientale, ricercare i Centri Revisione più vicini a te, trovare gli Uffici della Motorizzazione e consultare il tariffario con l'elenco di tutte le pratiche automobilistiche di competenza del Dipartimento Trasporti.

Data di pubblicazione: 29-06-2013

Cambiano le regole per il rinnovo della patente

Il 19 gennaio 2013, è entrato in vigore il decreto 59/11 che recepisce alcune direttive europee in materia.
Tra le novità, l'introduzione della patente AM per ciclomotori e quadricicli leggeri, ma soprattutto cambiano le regole sulla scadenza della patente e per il relativo rinnovo, sebbene si attendano ancora gli ultimi chiarimenti da parte della Motorizzazione.

Anche per la patente, infatti, si applicherà il decreto semplificazioni (in vigore dal 10 febbraio 2012) che ha stabilito che la scadenza dei documenti di identità deve coincidere con il compleanno del possessore. Regola che avete già visto applicare se dal 10 febbraio 2012 ad oggi vi siete recati in Comune a rinnovare la carta di identità. Si tratta di un'agevolazione non da poco, visto che a questo punto dovremo tenere a mente solo l'anno in cui scade la patente, per il giorno e il mese non ci sarà bisogno di prendere appunti!

Questa però è l'interpretazione del Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi, che estende appunto alla patente la "regola del compleanno", e questo comporta che chi a partire dal 10 febbraio scorso chi ha ottenuto o rinnovato la patente può considerare quale scadenza del documento il compleanno successivo alla data indicata sul documento.

Facciamo un esempio: Il Sig. Rossi ha ottenuto la patente il 15 febbraio 2004, la scadenza indicata sul suo documento è dunque 15 febbraio 2014, mentre il suo compleanno è il 5 giugno. In questo caso il Sig. Rossi rinnoverà la patente il 15 febbraio 2014 e vedrà slittare la nuova scadenza al 5 giugno 2024.

Come chiarito nell'esempio, si dovrà rinnovare la patente rispettando la scadenza segnata sul documento e la "regola del compleanno" varrà a partire dal rinnovo successivo.

Sin da oggi possiamo dire che le nuove regole riguardano esclusivamente le patenti A e B (auto e moto), gli adempimenti per il rinnovo restano identici a quelli che abbiamo sempre affrontato.

Infine, chi lascia scadere la patente e la rinnova solo in seguito vedrà allineare la scadenza del documento al compleanno che precede lo scadere del periodo, anzichè quello successivo.